Il bambino imperfetto di Loredana Simonetti, Il Convivio, 2022

di Gianni Antonio Palumbo

 

È stato pubblicato per i tipi delle edizioni Il Convivio (Castiglione di Sicilia, 2022) il breve e interessante saggio di Loredana Simonetti dal titolo Il bambino imperfetto. Da Collodi a Rodari, insieme a Pinocchio. L’autrice, artefice di numerosi libri per bambini, è attiva nella divulgazione e promozione della Letteratura per l’infanzia. Curatrice della rubrica “Un libro per amico”, è collaboratrice della rivista “Leggere: tutti”, in cui propone recensioni indirizzate a un pubblico di adulti e di fanciulli.

Il volume traccia “un breve percorso storico-letterario” e pedagogico, che muove dal Settecento per compiere incursioni nella letteratura per i giovanissimi (e non solo). L’autrice dà conto anche degli inveterati pregiudizi che spesso hanno indotto la critica letteraria a considerare tale produzione come marginale sotto il profilo letterario.

L’attenzione di Simonetti si rivolge soprattutto al capolavoro collodiano, scegliendo, nel suo itinerario bibliografico, nomi autorevoli tra cui Carlo Marini, Renato Bertacchini e Daniela Marcheschi, presidente – quest’ultima – dell’Edizione nazionale dell’opera di Carlo Collodi, curatrice del Meridiano dedicato allo scrittore toscano, di cui ha scritto anche la bella introduzione, Collodi e la linea sterniana nella nostra letteratura.

A Simonetti interessa soprattutto interrogarsi sull’immagine di bambino che vien fuori nelle Avventure di Pinocchio, una gemma nella letteratura umoristica internazionale. La saggista rievoca con pochi tratti alcuni elementi del mondo eslege del burattino che resiste al modellamento educativo; lo fa sottolineando – aspetto ben noto – un’attenzione non moralisticamente giudicante da parte di Collodi all’imperfezione, a partire dal legno non pregiato di cui il protagonista è materiato. Gli ostacoli e le cadute diventano “occasioni di nuove esperienze e conoscenze” nel “superamento della paura di crescere”. Simonetti dedica attenzione anche alla focalizzazione dei tratti degli adulti; essi stessi, infatti, appaiono “generatori (…) di molteplici imperfezioni”. In tal direzione, l’autrice rammenta gli esempi dell’incomprensibile Giudice del XIX capitolo, rientrante nella rappresentazione satirica delle storture del reale, o del “conciliabolo dei dottori”.

Così il “legno ribelle e disordinato” cerca il suo ubi consistam; a tal proposito, l’autrice mostra di condividere le parole di Pontiggia che affiancava Pinocchio, Alice e Tom Sawyer a “formare una triade che ha un unico centro: l’infanzia come evasione dagli adulti, come libertà sognata, come miraggio di un mondo parallelo”. Allo stesso tempo, Simonetti ricorda al lettore la potenziale apertura (la letteratura successiva ne ha dato prova; si pensi, tra gli altri, a Cioci, citato dall’autrice) della vicenda di Pinocchio, di certo non destinata a esaurirsi al momento in cui egli diviene “un bambino vero”. Utile è infatti rammentare le parole di Marcheschi: “Pinocchio insegna che è il cammino della vita a valere sempre e comunque la fatica. Che si compiono alcuni, capitali, passi, ma il resto della strada è sempre tutta da fare”.

Simonetti conclude con l’analisi della ripresa di Pinocchio da parte dello scrittore Gianni Rodari, autore dell’irresistibile Filastrocca di Pinocchio, col suo incipit entrato nella storia (“Qui comincia, aprite l’occhio, l’avventura di Pinocchio”) e lo sguardo sospeso tra fantasia e realtà (si pensi, per esempio, alla sapida notazione “di fate, ben si sa, c’è oggigiorno scarsità”). Di Rodari Simonetti rammenta anche l’ingegnosa declinazione del motivo del “naso lungo” in Pinocchio il furbo, tratto dal nº 36 del 6 settembre 1970 del Corriere dei Piccoli. La conclusione che l’autrice affida al lettore è quella di non soffocare l’imperfezione, di non imbrigliarla nelle panie del prescritto, perché “educarsi alla fantasia e alla creatività può cambiare le regole verso una condizione di innovazione e autentica invenzione”.

 

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