RESPIRARE: Il nostro alito dentro l’unanime

Sostenibilità ed energie poetico-creative nel n.1 della fanzine V/R

di Anna Rita Merico

 

La Genesi ha proprio incipit con evocazione alla Parola. I nostri processi di umanizzazione riferiti alla fase evolutiva che consente l’accesso all’universo simbolico è dato dalla parola che designa-comunica. La parola è sacra, saperla tradurre in segno scritto indica posizione di potere. Ripercorrere la filogenesi del linguaggio serve.

Dinanzi a fasi storiche di forte down cosa se non ripercorrere i quesiti fondanti il percorso di umanizzazione e riattualizzarli? Cosa di più necessario della sfida di smontare la menzogna sempre più invasiva? Contrastare i “flussi di caos” è spostare il passo nella stanza accanto quella in cui la monetarizzazione trova modo di essere messa tra parentesi e la sua assenza dice di produzione altra. Lavorare, dunque, per rendere il “caos un alleato” assolutamente condivisibile l’ipotesi di entrare in un ritmo di decontrazione che apre a domande. Come leggere-fare-essere in politica, oggi?

E’ la registrazione di un andare verso una memoria cellulare in cui ha un ruolo centrale l’azzeramento dei saperi dati, le loro gerarchie, la linea dei limiti e dei possessi. Incertezza del futuro non per negativa visione di esso ma per desiderio di includere in esso La fragilità, l’imponderabile, la meraviglia che lega comunicazioni e mondi. Lavoro lungo da intraprendere: come liberarsi dall’idea di essere misura del creato? Altro spostamento culturale e politico: spostamento che indica possibilità di relativizzazione ma, soprattutto, declino della proiezione sull’altro (animale, umano) a propria somiglianza-visione. Spogliare, ridurre, rimpolpare il granello, lasciare emergere la sacralità dell’essere, tornare ad interrogare l’origine, l’indistinto, rivedere l’inutile togliendolo dal soffocamento del “non serve” e vederlo nella sua verginale forma di utilità altra. Questa è stanza poetico-creativa.

Stanza poetico-creativa: luogo che consente origine al gesto, allo sguardo, alla parola. Luogo di dentro: psicopolitica che ha a che fare con saperi consapevoli utili a fasi evolutive dell’umanità. Fasi evolutive da sottrarre alla visione del potere che ha arenato processi di umanizzazione da molto, ormai. Li ha arenati in anfratti di anestesia sensoriale, di autismo delle connessioni, di deprivazioni dovute a ferite profonde dello sguardo e delle sue funzioni chiudendo passaggi alla realtà.

Di tutto ciò, ed altro, dice in maniera estremamente proficua la fanzine. Fanzine di domande, di ipotesi, di riflessione sullo stato delle cose a partire dal ruolo della poesia intesa non come testo dato ma come progetto che la nutre. Progetto individuale capace di incontrare il sentire epocale.

Attivare memorie cellulari e memorie sensoriali, riscoprire il manifesto che, di esse, ne pennella Proust nella Recherche; la grandezza di Proust è politicoletteraria? Quale la sua traccia profondamente umana in grado di sbaragliare ritratti borghesi, economicamente integrati perché produttivi?

Bellissimi passaggi all’interno di interviste sul tema-focus. Una fanzine ma, nei fatti, un punto sull’esistente una chiamata alla consapevolezza dello stare dentro l’origine come luogo mai superato né superabile, luogo generativo per eccellenza. Sono tutte interviste che invitano a ripensare la dinamica dell’aedo, dello sciamano: colui che guarda dentro ove dentro è cuore di connessione. E’ sostenibilità che chiede di dimenticare l’occhio esterno che misura ma porta allo sguardo che ha cura dell’indagine. Interessante, perché ricca di sperimentazione intorno e dentro alla elaborazione della forma poetica, la sezione antologica che chiude la fanzine e le scelte di recensione per volumi-manifesto del nuovo in cui siamo immersi, proprio ad un centimetro dal caos che copre ma che non vogliamo occulti. Il racconto Baticor di Adriana Tasin ci narra fili e trame di una lingua nuova, incomprensibile se non si scende negl’interrati in cui vento genera, ancora. Luminosa e onirica la narrazione per immagini di Elisa Roselli: immagini pronte per trasmigrare su di un setoso e prezioso kimono d’altra epoca lì dove lentezza e suo apprendimento svelavano parola e sguardo fondante. Questo lavoro redazionale dice ciò.

 

 

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