L’isola di Gary a Polignano a Mare (Ba)

di Sandro Marano

 

Si è tenuto martedì 14 febbraio, presso il salone delle feste dell’Istituto professionale “Domenico Modugno” di Polignano a mare, un incontro con alcuni autori dell’antologia poetica “L’isola di Gary”, curata da Maria Pia Latorre con la prefazione di Sandro Marano.

“Il sapore della poesia” è il titolo scelto non caso per questo evento che ha unito, nel segno della creatività, poesia e gastronomia. I ragazzi delle classi quarte e quinte, sapientemente guidati dai propri docenti, hanno infatti realizzato piatti, bevande e itinerari turistici, ispirandosi ad alcuni dei versi degli autori ospiti (Dina Ferrorelli, Rosa Colella e Letizia Cobaltini, nonché in collegamento video Maria Pia Latorre e Maura Picinich). «Il cibo – come ha rimarcato Dina Ferrorelli nel suo intervento – fonte della vita, ha sempre ispirato poeti, artisti, pittori».

Ha presentato le poetesse in rappresentanza dei trentatré poeti dell’antologia “L’isola di Gary”, lo scrittore Sandro Marano. Dopo aver brevemente ripercorso la genesi dei due volumi, che hanno l’ambizione di risvegliare, attraverso le parola poetica, la coscienza ambientale dei nostri giovani, ha affermato che c’è un nesso tra buone pratiche agricole e cibo, che l’industria alimentare spesso occulta.

Il consumo responsabile è infatti uno dei temi “caldi” e importanti dell’ecologismo. Acquistare meno e meglio, informarsi della provenienza e delle tecniche di produzione del cibo, privilegiare la frutta e verdura di stagione e la filiera corta, prepararsi da sé il cibo, sono tutti modi di difendere anche a tavola la nostra civiltà, sopratutto oggi che subiamo l’attacco senza precedenti da parte delle multinazionali del cibo, che vogliono imporci i loro prodotti come la farina di grillo o la carne sintetica.

Gli studenti dell’Istituto con le loro creazioni hanno dimostrato in primo luogo di essere liberi dalla trappola della civiltà industriale, che, come osservava l’ecologista americano Wendell Berry, è paragonabile ad una città circondata di muri che lasciano passare le merci ma bloccano le coscienze. E in secondo luogo, di tenere al piacere del mangiare. Parafrasando una vecchia battuta pubblicitaria, potremmo dire: «il cibo è un piacere, se non è buono, che piacere è?».

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