Murgia omaggio a Tommaso Fiore

di Maria Pia Latorre

 

In occasione del 50° anniversario della morte di Tommaso Fiore (1884 – 1973), il Club Federiciano di Altamura, associazione da vent’anni fortemente impegnata nel territorio, ha curato l’allestimento della mostra “Murgia omaggio a Tommaso Fiore”.

Si tratta di un percorso itinerante che ha visto impegnati tre pittori cantori della Murgia: Enzo Morelli, Luigi Basile e Domenico Scarongella, affiancati da ventitré voci poetiche a onorare il grande intellettuale altamurano.

Gli artisti sono, per loro natura, portati a proteggere, valorizzare e porsi in dialogo con la cultura della tradizione e con i suoi protagonisti sviluppando un amore che ne vivifica e attualizza il messaggio, così è stato con Tommaso Fiore, dal quale nessun artista meridionale può prescindere.

Accanto a questo atto voluto e dovuto al grande meridionalista e all’interno di esso,  c’è una Murgia che è madre-padre, sostentamento e bellezza, stupore e dolore, nostalgia e colore, elementi che sono stati egregiamente messi in luce dalle tele di Morelli, Basile e Scarongella, accompagnati dal suggestivo canto dei poeti pugliesi.

Il catalogo che ne è stato prodotto, oltre alla riproduzione delle tele accompagnate dai testi poetici, è impreziosito da suggestive riflessioni introduttive di Bianca Tragni, Mario Sicolo, Marino Pagano e Nicola Pice. Esse esaltano le narrazioni plurime contenute nella mostra della deità murgiana, tra terriccio e rocce aguzze (come lo stesso nome “Murgia” richiama), tra carsismo e assolata genialità.

In siffatto scenario paesaggistico, le linee grafiche dei nostri pittori, di sempre elevata sinteticità e forza espressiva, sono trasfuse a rappresentare il mondo di Tommaso Fiore e della sua gente, a partire da quelle formiche di Puglia che ci portiamo impresse nel dna. Come portiamo in noi, corredo ancestrale, la paura dell’arsura, da cui deriverebbe l’origine del nome Apulia da “a-pluvia”, senza pioggia, aggettivata sommamente da Orazio come “siticulosa”, e poi successivamente  “sitibonda”, dai Bodini, Angiuli ed epigoni.

Non è la Murgia della retorica dei muretti a secco quella che s’incontra in questa mostra, bensì la Murgia amata, curata come parte integrante di ognuno di noi.

Enzo Morelli, il pittore degli ulivi, crea opere che sono pezzi di mistica natura, con un piede nell’argilla e l’altro nella metafisica. Così sono braccia elevate in contemplazione i santi asfodeli e le immacolate ferule, o come i patriarcali rami d’ulivo benedicenti; e il pane ha la stessa sacralità della preghiera e del ringraziamento alla vita.

Morelli ci consegna un racconto di fede e provvidenza, su sfondi spesso neri che sconfinano nel nulla ma che mai tange i soggetti dipinti.

Pieni di assolata stasi i dipinti di Luigi Basile.

Le tele si dispiegano tra il frinire delle cicale e il giallo dello sconfinato grano estivo che ci parlano di una Murgia ferita, proprio quella di Fiore e delle formiche di Puglia, un’antropologia umana che ha marchiato di sudore i sassi nei millenni.

Domenico Scarongella dipinge il reale in forme variopinte, così anche un tronco può diventare multicolore nelle mani dell’artista, o meglio, è l’artista che attraverso un’operazione maieutica rende evidente i multiformi colori insiti nel legno, all’apparenza celati al nostro sguardo.

Un percorso a tratti astratto a tratti iperrealistico che coinvolge emotivamente il visitatore.

La mostra, partita da Altamura dal 2 al 12 luglio 2023, attualmente sta facendo tappa a Noci (Ba), presso la Galleria Faro Arte. Un’occasione da non perdere.

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