Io sono gli altri di Cosimo Rodia, G.C.L. edizioni, 2023

di Daniele Giancane

 

Conosciamo assai bene – ormai – la pluriforme attività di Cosimo Rodia, che è difficile racchiudere in un genere letterario né in una disciplina specifica: l’Autore è studioso fra i più brillanti della letteratura per l’infanzia e redattore della rivista ‘Pagine Giovani’. È scrittore per ragazzi di racconti e romanzi; è critico letterario di fine analisi ermeneutica; è ricercatore ‘demologico’, ovvero di recupero di fiabe ed altri materiali della cultura popolare del tarantino; è un brillante conferenziere.

Ed è poeta. Non sappiamo quale di questi itinerari lo intrighi di più, né possiamo affermare con certezza in quale la sua ricerca raggiunga vertici più elevati, ma certo – restando alla poesia – si può sostenere che sia tra le voci più interessanti della terra di Taranto e non solo, perché abbiamo a che fare con una poesia che è colta e popolare al tempo stesso. Avverti dietro le poesie – ed anche nel presente lavoro – il substrato di letture e di studi sullo sfondo, ma al tempo stesso il linguaggio resta immediato, comprensibile.

Ora, è vero che la ‘musa’ di Cosimo Rodia è stata quasi sempre rivolta verso un ‘tu’ (che sia il lettore o altri), sfuggendo al solipsismo, ad un eccesso di introspezione, ma in Io sono gli altri – di felice ispirazione rimbaudiana – questo ‘tu’ si slarga sino a divenire protagonista ed a mettere quasi l’Io in secondo piano.

L’Io qui è come una voce fuori campo, che narra le tragedie e le ingiustizie del mondo, sia nei testi singoli che nei poemetti. Emergono personaggi, accadimenti, luoghi, dove si consuma la sofferenza umana. E la voce è quasi un ‘grido’ contro il male del mondo, che spesso noi umani infliggiamo ad altri umani.

È un libro sul dolore del mondo. Un libro di voci spezzate, a cui il poeta guarda sempre con empatia, direi con affetto fraterno. Non c’è una facile soluzione a tutto questo, se non – forse – un nuovo Rinascimento, un mondo alternativo dove riconoscerci come facenti parte dell’unica razza umana.

È una svolta chiara, nell’evoluzione poetica di Cosimo Rodia, in cui questi temi c’erano, ma restavano secondari. È l’assunzione di un impegno direi ‘politico’ nel senso più ampio del termine. Rodia diviene – come si diceva un tempo – un ‘intellettuale impegnato’. E noi lettori ascoltiamo con lui queste ‘voci spezzate’, queste vite tranciate, queste enormi sofferenze che giungono dal mondo, anche da quello più prossimo a noi.

Questo libro – così unitario – è in sé una sorta di breviario da leggere e rileggere e per meditare sul ruolo del poeta in questi anni così difficili.

Lascia un commento