Le donne dell’Acquasanta di Francesca Maccani, Rizzoli, 2022

di Fulvia Degl’Innocenti

 

C’è un fecondo filone letterario di romanzi storici ambientati in Sicilia e che intessono la narrazione di frasi nella lingua siciliana. Dopo il successo editoriale della saga dei Leoni di Sicilia, con molta probabilità anche Le donne dell’ Acquasanta conoscerà una buona fortuna. Gli elementi ci sono tutti: la Palermo della fine del 1800, il contrasto tra l’opulenza delle famiglie facoltose e la miseria dei popolani, un personaggio femminile forte e anticonformista, e un episodio storico poco conosciuto, quello delle donne impiegate e della manifattura del tabacco. L’Acquasanta è un quartiere vicino al mare, lontano dai fasti della Palermo bene, fatto di gente semplice, analfabeta, devota e poverissima. Gli uomini fanno i pescatori o i contadini, le donne si danno da fare come possono tra le incombenze di case affollate di figli e qualche lavoro da ricamatrice. Sono considerate fortunate quelle che possono andare a lavorare il tabacco, come le giovani Franca e Rosa, quasi sorelle più che amiche, diverse tra loro, più dolce e remissiva Rosa, volitiva e tenace Franca. Turni massacranti, condizioni igieniche precarie, e per le donne con figli due alternative: o perdere il lavoro, o portarsi il neonato legato nella schiena o in una cesta mentre le mani arrotolano a cottimo i sigari. Franca vuole fare qualcosa per aiutare le sue compagne convincendo il proprietario ad aprire un asilo interno alla fabbrica come già è accaduto altrove: prende così contatti con un sindacalista che ha aiutato altri lavoratori a conquistare migliori condizioni di lavoro. E cerca di convincere le lavoratrici a scioperare senza però essere ascoltata. La paura è tanta e anche il bisogno dei soldi di una giornata. E poi c’è uno dei capi che le ha messo gli occhi addosso: abituato a prendere con la forza tutto quello che desidera, non accetta l’idea che Franca gli resista e che sobilli le altre.  Intorno, le storie di tante donne schiacciate tra violenza e miseria: come Mela, costretta a diventare l’amante di un lascivo barone, o Maria, percossa ogni sera dal marito. Il romanzo illumina un aspetto poco noto della storia dell’emancipazione femminile e mostra come anche al Sud c’è chi ha alzato la testa, a rivendicato dei diritti, ha gridato forte che le donne avevano dignità e meritavano il rispetto come perone e come lavoratici.

 

(Recensione già pubblicata su FC 30/2022)

 

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