Futurismo Italiano. Mostra al Museo nazionale di Matera

di Sandro Marano

 

È in corso di svolgimento fino al 10 gennaio 2024 nella splendida cornice di Palazzo Lanfranchi a Matera la mostra Futurismo Italiano. Il contributo del Mezzogiorno agli sviluppi del Movimento. La mostra, promossa dal Museo nazionale di Matera in collaborazione con i Musei del Veneto e il Museo nazionale Collezione Salce, ospita più di centotrenta tra dipinti, sculture, disegni, manifesti pubblicitari provenienti da musei pubblici, fondazioni e collezioni private.

«Il Futurismo, movimento che dall’Italia si affermò in tutto il mondo, seppe lasciare tracce a tinte forti anche nel Meridione nel segno di una sfida culturale al rinnovamento e alla creazione di una modernità», ha dichiarato il Ministro della Cultura Sangiuliano inaugurando la mostra il 20 ottobre. L’esposizione, infatti, accanto ai nomi di grandi protagonisti come Boccioni, Balla, Depero, Prampolini, Benedetta, presenta anche artisti meno noti con una particolare attenzione al contributo dei futuristi meridionali, tra cui spicca il gruppo dei futuristi campani attivi a Capri e Napoli già dal 1914 con le opere dei fratelli Cangiullo, di Buccafusca, ed altri, del barese Boccasile, del lucano Joseph Stella, nativo di Muro Lucano, trasferitosi a 19 anni negli Stati Uniti e definito “il primo futurista d’America”. Non a caso è presente nella mostra l’opera Forme uniche della continuità nello spazio” (1913) del calabrese  Umberto Boccioni,  che è stata scelta come simbolo e manifesto del futurismo italiano.

Non meno importanti sono gli “Intonarumori” di Russolo, ricostruiti da Pietro Verardo, che ripropongono l’invenzione del futurista in materia di musica, nonché  gli spartiti, conservati al Conservatorio di musica Lorenzo Perosi di Campobasso, del molisano Nuccio Fiorda, apprezzato anche da Gabriele D’Annunzio ritratto in una grande foto con dedica.

Dinamismo, velocità, innovazione sono le parole d’ordine del Futurismo che gli artisti futuristi seppero tradurre in ogni forma di espressività dalla poesia al teatro, dalla musica agli arredi e perfino nella cucina e nella pubblicità, a volte con opere d’arte di grande suggestione, come “Forme grido viva l’Italia” di Balla, che accoglie i visitatori all’inizio del percorso espositivo con le sue lingue sinuose e cromatiche che alludono alla bandiera italiana e che pare riassumere il comune intento di tutti i futuristi: l’amore spassionato e viscerale per l’Italia e per la sua grandezza.

Da segnalare tra gli altri un curioso disegno, “Torri in piazza”, realizzato con la tipica tecnica futurista delle parolibere da Cangiullo.

Infine un cenno meritano i manifesti pubblicitari tra i quali spiccano quelli della Perugina e della Buitoni, nonché quelli celebrativi del regime fascista come quello del napoletano Emilio Buccafusca dedicato al 28 ottobre e quello del sardo Mario Sironi dedicato alla prima mostra d’arte del Novecento.

 

 

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