Aggiungi un posto a tavola… per una poesia.

di Gemma Acri Guido

 

Non so voi, ma io non sono pronta a rivedere le bacheche dei social inondate dalla poesia “Natale” di Ungaretti. A chi la posta, un anno sì e l’altro pure, e a noi che l’abbiamo postata, voglio quindi umilmente ricordare che sono versi scaturiti da un conflitto mondiale (e confluiti nell’ossimorica raccolta “Allegria dei naufragi”) e che esistono altre decine di liriche sull’imminente festività. Ci sta che “non abbiamo voglia di tuffarci in un gomitolo di strade” e che “sentiamo tanta stanchezza sulle spalle”, ma non credo al punto di immedesimarci in un soldato in congedo della Grande Guerra. Uno che in trincea ha visto morire un compagno e solo allora si è scoperto tanto attaccato alla vita.

Di guerre e tragedie, purtroppo, ce ne sono anche oggi, “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo” ha sentenziato il premio Nobel Salvatore Quasimodo, testimone della Seconda di guerra. Gli spiriti più sensibili non dimenticheranno, tra pranzi cenoni regali e “botti”, i fronti sanguinosi aperti, i problemi sociali culturali ed economici e il pianeta sempre più in affanno. L’idea di condividere una poesia, tra una fetta di panettone (io preferisco il pandoro!) e una partita al Mercante in fiera, è dunque strafiga, ma regaliamoci una variazione!

Accarezziamoci l’anima, ad esempio, con le parole di quella gran donna e cantrice che è stata Alda Merini! A quelli che, stoltamente, l’han tacciata di follia e a tutte le famiglie che si ritrovano al focolare ha lasciato pensieri di solidarietà (Buon Natale: A Natale non si fanno cattivi pensieri ma chi è solo lo vorrebbe saltare questo giorno. []  A tutti voi auguro un Natale con pochi regali ma con tutti gli ideali realizzati) ma anche privi di ipocrisie (Natale 1989: Natale senza cordoglio e senza false allegrie).

Siete ancora in tempo per comprare delle antologie e avrete poesie natalizie per settimane, oppure potete cercare su Internet quelle che mi sono appassionata a selezionare. In pochi, tra gli scrittori famosi, non si sono cimentati con la luna anzitutto e poi con il 25 dicembre!

Il succitato Quasimodo, nella sua Natale, ribadisce come la pace fittizia del presepe non si rifletta nel cuore umano: Anche con Cristo e sono venti secoli/il fratello si scaglia sul fratello. Nella notte di Natale (Umberto Saba) Io scrivo nella mia dolce stanzetta, /d’una candela al tenue chiarore, /ed una forza indomita d’amore/muove la stanca mano che si affretta.

Del mio adorato Dino Buzzati declamiamo insieme la prima parte di Buon Natale.

Se la preghiera, la letterina, il desiderio

espresso così, più che altro per gioco

venisse preso sul serio?

Se il regno della fiaba e del mistero

si avverasse? Se accanto al fuoco

al mattino si trovassero i doni

la bambola il revolver il treno

il micio l’orsacchiotto il leone

che nessuno di voi ha comperati?

Se la vostra bella sicurezza

nella scienza e nella dea ragione

andasse a carte quarantotto?

Il ponte generazionale Gianni Rodari, per grandi e piccini, non si è risparmiato. Almeno dieci le poesie che ha dedicato al periodo a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno: L’albero dei poveri, Sull’albero di Natale, Il magico Natale (Poi con la mia bacchetta me ne andrei a fare magie per tutte le vie), Sulla neve, Anno nuovo, Lo zampognaro, Il pianeta degli alberi di Natale, Il pellerossa del presepe, Ritorna ogni anno, L’abete di Natale.

Il crepuscolare Guido Gozzano ha bissato l’Alleluja con Natale e La notte santa (La notte, che già fu sì buia, / risplende d’un astro divino. / Orsù, cornamuse, più gaje/ suonate; squillate, campane!).

In Er presepio la denuncia del vernacolare Trilussa:

La gente fa er presepe e nun me sente;

cerca sempre de fallo più sfarzoso,

però cià er core freddo e indifferente

e nun capisce che senza l’amore

è cianfrusaja che nun cià valore.

Più aulici, ma non più incisivi, i versi de Il presepio (alla nonna) del Vate Gabriele D’Annunzio:

E mentre i sogni m’arridean soavi,

tu piano, piano mi venivi a mettere

confetti e soldarelli fra’ i guanciali.

Del rimatore d’amore francese Jacques Prévert apprezziamo l’onomatopeica filastrocca Natale degli spalatori di neve. Per stasera, in particolare, un appello a nome di tutti noi lo ha vergato il teatrale Bertolt Brecht in Alla vigilia di Natale.

Con Teniamo vivo il Natale Henry Van Dyke ci chiede, attenzione, se siamo disposti a dimenticare ciò che avete fatto per gli altri e a ricordare ciò che gli altri hanno fatto per voi; a ignorare ciò che il mondo vi deve e a pensare a ciò che voi dovete al mondo […] a chiudere il vostro libro di lamentele contro la gestione dell’universo e cercare intorno a voi un posto dove poter seminare qualche seme di felicità. E tanto altro.

Surrealista Le rose di Natale di Louis Aragon, “maledetta” Natale sulla Terra di Arthur Rimbaud, “fanciullesche” La buona novella di Giovanni Pascoli e Notte Santa di Ada Negri, “ventosa” Una stella sulla strada di Betlemme di Boris Pasternak, “londinese” Di un Natale metropolitano e “ligure” Caffè a Rapallo di Eugenio Montale.

Natale è un flauto d’alba in Voce di Maria Luisa Spaziani. E Babbo Natale esiste in Un Natale di Truman Capote, Solo che non c’è nessuno che possa fare/ da solo tutto quello che deve fare lui. / E allora il Signore ha distribuito i suoi compiti/ tra tutti noi. Per questo noi siamo tutti Babbo Natale. Io. Tu. / Persino tuo cugino Billy Bob. / E adesso dormi. / Conta le stelle. / Pensa a cose più serene./
Alla neve, per esempio.

Andando indietro nel tempo, all’Ottocento, come non citare il terzo degli “Inni sacri”, Il Natale di Alessandro Manzoni, e Per il Santo Natale di Giacomo Leopardi?

L’elenco sarebbe ancora lungo, ma so che la giornata sarà impegnativa e non avete troppo tempo da dedicarmi…

Io bramo ancora che la Poesia salvi il mondo, ma più realisticamente spero che qualcuno dei versi consigliati renda (più) magiche e serene le vostre feste.

Un sincero “Passatelo come meglio potete, questo Natale!”.

Gemma, da Rossano stavolta.

 

 

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