Odio Gershwin di Biagio Bagini, Oligo, 2024

Redazione

 

Il jazz, il blues, le folk songs per costruire un’identità artistica e popolare dell’America. Il moderno, la città, e poi il tennis. Tratti comuni che spingono i protagonisti di questo romanzo, da Copland a Ravel, da Gershwin a Schoenberg a cimentarsi in una lunga partita musicale, tra Europa e America del primo trentennio del Novecento. Gli anni Venti, con le lunghe notti parigine tra musica classica e jazz, insieme agli scrittori americani della “generazione perduta”, guidati da un Ravel stralunato dai blues e sulle tracce di Josephine Baker. Poi la polvere degli anni Trenta, con un viaggio nella pancia dell’America, lungo le strade della crisi, dei nemici pubblici, dei blackfaces e del sogno californiano, seguendo la mitica Route 66. La vicenda umana e artistica di Aaron Copland come due lenti degli stessi occhiali, quelli di un compositore moderno che ambisce a dare voce e identità all’America più vera. E che odia, invidia, ammira il più affermato dei nuovi talenti: George Gershwin.

L’inizio del romanzo: «Odio Gershwin!» Alla fine era sempre la solita solfa. Due semplici parole, un intervallo da niente. Non bisognava essere un piccolo genio come Aaron Copland, ma nemmeno un musicologo, per coglierne il senso. L’amico Harold Clurman, con cui divideva la stanza, era venuto a Parigi per studiare il teatro francese, quindi sapeva come sostenere un dialogo, porgere una battuta, favorire una scenata. «E perché odi Gershwin? Per il suo successo, ovviamente». «Ovviamente» disse Aaron, tirandosi addosso il New York Times come un velo funebre sul divanetto. Harold glielo tolse di mano. «Allora, vediamo: “Un Concerto Jazz, di Olin Downes”». Si preparò a leggere l’articolo stiracchiando la pagina sotto al suo naso importante. «“Un concerto di musica popolare si è tenuto ieri pomeriggio all’Aeolian Hall a cura di Paul Whiteman e la sua orchestra…”» «Più avanti» suggerì Aaron dall’oltretomba. «“… luccicore dorato degli strumenti… scene esotiche…” bla bla bla». «Specchietti per le allodole. Avanti».

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