Nubìvago i sogni son carillon di Antonio Rotondo, Gian Carlo Lisi editore, 2024

di Giusy Carminucci

 

Affascinante ed intrigante il titolo di questa silloge, che, già di per se’, presenta un termine, Nubìvago, che, per antonomasia, è l’aggettivo che si rivolge ai sognatori.

Nubìvago è, sì, colui che vaga fra sogni e idee , ma anche chi trae piacere dal pensiero, dall’immergersi nei propri sogni e nella propria immaginazione.

Nubìvago è lo stesso poeta, Antonio Rotondo, che sembra nei suoi versi accarezzare l’idea di non avere i piedi per terra.

“Brucio d’infinito

nelle pieghe del creato “

Sembra poggiare i suoi passi (senza timore alcuno !), su un pavimento di fantasia, mentre erra tra i sogni.

“Salpai con

la più sbilenca

delle imbarcazioni.”

E il poeta è, notoriamente, un Nubìvago per eccellenza, è un creatore di cosmi,

“Abita sul confine

tra terra e mare”

oltre che, potenzialmente, è un soggetto indipendente: non ha desideri, perché tutto possiede.

Il poeta, Antonio Rotondo, vive da Nubìvago, errando fra i suoi sogni, ma è un essere libero, in quanto artefice della sua stessa vita e crea di tutto punto la propria esistenza, quando vuole e secondo il proprio volere.

“(…) ti chiedevo di

versarmi un sorriso

perché avevo voglia

di ubriacarmi.

(…)”

Il Nostro Poeta con i suoi versi viaggia e fa viaggiare tra nuvole e terre da esplorare, che appartengono al mondo contemporaneo,

“Svettano nel cielo

alte e sinuose ciminiere

che giorno dopo giorno

avvelenano le

nuove generazioni tarantine.”

Viaggia e fa viaggiare al tempo presente, dando vita e soddisfazione ad un dolore

“(…)

Così con gli anni si creò la nuova

strada interna con le pietre d’inciampo,

dove uno ad uno erano riportati color

rosso sangue vivo i nomi delle

vittime sul lavoro.”

O, ancora, più forte e più chiaro

“ (…)

Una coltre antracite

avvolgeva lo spazio terrestre:

flora e fauna erano state

sostituite dal cemento

sgretolato dai bombardamenti.“

Oppure ad un ‘desiderata’, che colora di natura e umanità la possibilità di un cambiamento.

“(…)

Poi prendo la strada,

quella che porta

dal sobborgo gelido

alla vivida campagna.“

E lo fa con un linguaggio chiaro e comprensibile, un lessico efficace e immediato, a volte lasciandosi accompagnare da spennellate di figure retoriche, che impreziosiscono il volto dei suoi versi,

“Ti sei adagiata

nel palmo della mia mano.

Era il tuo mondo la mia mano:

carezze, premi, solletichi.

Hai poggiato come una piuma

il tuo muso, il tuo naso,

 il tuo respiro affannoso.“

con l’attraversamento di confini, per raggiungere nuovi territori dell’anima, attraverso la cartina tornasole del sogno.

E ritrovare la poesia nell’odore dei luoghi

E la realtà nel colore dei sogni…

Tracce di polvere di desideri, tra le parole senza punteggiatura, nate a determinare una realtà, che legge il suo presente, carico di conflitti e di contraddizioni…

Una dimensione fantastica, quella creata dal Nostro, a volte costruita ad hoc, in cui la realtà dell’esistente ha il suo perché, nell’alimentare quel microcosmo immaginario, che, solo, è al tempo stesso radice e chioma di vita dell’unico albero, che svetta in un futuro sostenibile di mondi poetici.

 

Lascia un commento