Solitudini di Marcello Loprencipe, Campi di Carta, 2024

di Claudia Zuccarini 

 

Marcello Loprencipe è un autore duttile, con una cifra espressiva “morbida e lieve”. Dopo numerosi romanzi – tra i quali ricordiamo la suggestiva triade ambientata in Puglia (L’ombra del carrubo, Il venditore di ghiaccio, Rocco il giostraio) – viene edita con Campi di Carta una preziosa antologia, Solitudini.

Il tema della pubblicazione è stato, ancora una volta, interpretato in copertina dai magistrali disegni a tecnica mista del maestro Massimo Mazzieri. Il connubio riuscito tra lo scrittore e l’artista dona lustro alla collana “bianca” della casa editrice.

Il racconto costituisce un banco di prova non privo di rischi e Loprencipe dimostra di maneggiare molto bene questa forma di creatività sintetica, che appare quasi partorita dal mondo onirico. Si direbbe che sia peraltro a lui congeniale, poiché in manciate di pagine (Rose è addirittura di una pagina) cesella storie complete e quanto mai differenti per genere ed atmosfera scenografica, tutte introdotte da citazioni calzanti che ne anticipano ermeticamente il fulcro.

Due sono gli elementi cardine che legano i diciassette racconti tra di loro: il primo è la successione cronologica con la quale sono stati articolati a partire dalla giovinezza – testimonianza dell’evoluzione stilistica del registro di Loprencipe – e il secondo è il leitmotiv della solitudine, un caleidoscopio emotivo delineato con lessici e strutture che vanno dagli scritti distopici giovanili (Solitudine, Soluzione finale) a quelli surreali e noir (Il filo d’argento, Il campanello), per giungere infine a quello cronachistico-magico, il più recente, con il quale si conclude il libro (La targa).

Fa eccezione all’ordine temporale il bellissimo Madonna con pistola, che merita una nota a margine. Inserito lo scorso anno nel libro studio su Banski (Rebus Banksy di Andrea Del Monte, Ensemble) con interventi di penne pregevoli (V. Lamarque, A. Veneziani, S. Schimperna, A. Pennacchi, per citarne alcune), Madonna con pistola si ispira all’omonimo graffito dello street artist, comparso in piazza Gerolomini a Napoli, e ci immerge con ironica giustizia e con un sorprendente epilogo nell’antica alternanza tra il bene e il male.

Nel fluire coerente della raccolta riemerge la liricità spiccata e sognante de Il contanuvole, arricchita tanto da un amaro realismo esistenziale (Dialoghi, Augusto) quanto da una malinconia a tratti struggente (Il sogno della quercia, Il segreto della lente, L’accordatore).

Non mancano le intense vicende storiche e territoriali – frutto di lunghe indagini riguardanti eventi meno noti – sulle quali sono imbastiti i racconti più corposi ed elaborati, tra verità e leggenda (Il confessionale, Il cavaliere). L’attenzione alla ricerca documentale rappresenta da sempre un elemento imprescindibile e il fil rouge della produzione di Loprencipe, prestando voce a personaggi e luoghi che assurgono a nuova vita tramite la memoria letteraria.

La tecnica narrativa e linguistica è spesso animata da dialoghi tanto interiori quanto duali. Le pagine scorrono piacevolmente con visioni e personificazioni nitide e incisive, grazie ad una costruzione fraseologica breve e immediata che trascina il lettore in una realtà surreale.

I tre testi in versi (Luoghi intermedi in apertura, Soli che presenta un doppio gioco di significati e Folla in città, quasi in chiusura) apportano un respiro etereo nel ritmo dell’opera, fungendo da cardine “poetico” e affrescando la solitudine con delicatezza.

Ed è proprio con tale delicatezza che si propone, al termine di queste righe non esaustive, l’intermezzo soli.

 

soli   

 

ho inseguito le Esperidi

sulla scia di un tramonto

ma emozioni e luci si sono spente

nell’attesa vana che consuma ogni gioia

tardi è ormai per il desiderio

i solchi del tempo

seppur privo di ombre

hanno segnato i volti e le anime

nel profondo

è fin dal primo raggio

che i soli

iniziano a morire

 

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