Racconti d’una sera di Sandro Marano, Tabula fati, 2025
di Cosimo Rodia
L’ultimo libro di Sandro Marano contiene ventuno racconti brevi, anzi brevissimi (nel solco di maestri come Buzzati, Calvino, Carver), tendenzialmente con due personaggi che si muovono nell’unità di tempo e di spazio, focalizzando un’unica idea e affrontando temi diversi per dar conto della ‘commedia umana’ e della deriva del mondo plutocratico.
Racconti dalla trama semplice, scritti con lo stile diretto, con descrizioni essenziali e una struttura narrativa tendenzialmente dialogica, per attribuire velocità alla storia che si consuma in un breve volgere di tempo, lasciando nel lettore un sapore spesso amarognolo. E pur essendo brevi, le ventuno short stories costituiscono tanti grumi di riflessione su fatti, accadimenti, pensieri.
Apre la silloge una falsa intervista ad un Cardinale, per mettere a fuoco le chiese vuote, le scarse vocazioni, il tramonto dell’occidente e una pervasiva invasione islamica; la risposta del Cardinale è quella di una passiva accettazione, quasi fosse la punizione di Dio a tutto l’occidente opulento. Ecco, Marano usa la tecnica di imbastire dialoghi per porre interrogativi, prodromi di ulteriori ragionamenti.
La seconda short story ha per protagonista una prostituta straniera, per mostrare il contrasto tra il mondo immaginato e quello reale. Attualissimo è il dialogo tra il poeta Leandro e Alice, in cui si chiarisce che la poesia è cosa seria e che implica conoscenza metrica, semantica e critica.
Nel racconto “Il filosofo nel museo” il tema è l’opposizione al mondo moderno dell’avere e del consumismo, ed è richiamato Antistene, discepolo di Socrate, che aveva fondato la scuola dei Cinici; una scuola che disprezzava la ricchezza e la fama, così Marano propone una somiglianza di quel pensiero con quello della ‘decrescita felice’. Segue un quadretto quotidiano, di una donna che abbandona il marito, questi è sostenuto da un’amica, la cui attenzione è ricambiata appena lei si ammala; la vita evidentemente è fatta di relazioni e di reciprocità, di destini e di ombre che si inseguono, per dileguarsi con la morte. In “Una luna mattutina nell’azzurro”, il racconto più lungo, l’autore, forse attingendo all’autobiografia, presenta un’esperienza giovanile di fine anni ’70 quando il sogno della rivoluzione affascinava non pochi giovani: Un gruppo di rivoluzionari organizzano un pestaggio contro un avversario politico e il protagonista, in preda ad una crisi di coscienza, ne prende le distanze. In “Lettera dai Balcani” Marano mette a fuoco la brutalità della guerra, l’obbligo di uccidere e il conseguenziale sfacelo sia individuale sia umano. Non mancano alcune leggende, dove spicca quella dello scoglio di Polignano.
I temi più cari all’Autore però sono quelli che accusano il mondo che corre dietro al progresso, nella logica di uno sviluppo incontrollato e incontrollabile. In “Uno strano caso di coscienza” uno scienziato trova il sistema per non far riprodurre le zanzare, condannandole all’estinzione. Di fronte a questa palese manomissione della Natura, lo scienziato cade in crisi; un evidente focus sull’eticità della scienza. Poi è la volta de “Il complotto”, in cui si paventa la possibilità di un intrigo internazionali delle oligarchie economiche nel diffondere una epidemia; una visione tragica, in cui pochi uomini potenti decidono le sorti del genere umano: un tema attuale proprio mentre le ricchezze del mondo si concentrano in poche mani. Non mancano racconti ambientalisti contro la caccia e contro pesticidi. In “Sui passi di Federico”, il puer Apuliae si concretizza e lascia i suoi imperativi morali che sono allo stesso tempo una critica alla modernità. Chiude la raccolta “Una lettera e il suo segreto”: Un Dirigente riceve una lettera in cui si denuncia lo smaltimento di rifiuti tossici in Africa; disorientato su che farsene, muore con a fianco una lettera sigillata, che a sua volta si rivela vuota; un giallo dalle molteplici interpretazioni, e come sempre Marano non offre risposte, crea solo degli alarms, prodromi semmai di nuovi focus.
Il volume è un bel mosaico di destini, fatti, aberrazioni, attraverso cui si dipanano scene di vita, con un genere umano totalmente eteronomo e in balia dei potenti che decidono per tutti, nell’oscurità. Tanti scorci, dunque, della società ‘grassa’ e di un benessere ostentato, ma basta grattare un po’ per far emergere la rogna (per dirla alla Gramsci), ovvero le sopraffazioni nascoste, le disuguaglianze e soprattutto un uso utilitaristico della scienza e dell’ambiente; allora Marano tenta di far scricchiolare quel mondo, richiamando valori afferenti sia all’etica individuale sia alla moralità pubblica.
La forza di questi racconti brevi risiede in alcune suggestioni più che nella denuncia; una forza tesa a sollevare appena il velo che ne offusca la visione, costringendo il lettore invece a porsi non poche domande.
Un libro accattivante e non poco inquietante che colpisce per il modo soft di richiamare la trasformazione in atto del quotidiano, con un processo lento, invisibile, incessante, tutto ancora da studiare.
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