La mensa degli ingegneri di Franco Silvestri

 

Taranto dolce e disarmata patria di acque

oasi di mare tra rive inesplorate

il grido del pescatore come un gabbiano

si posa sulle onde con solitario linguaggio

con magico richiamo con inviti ancestrali

le canne rabbrividiscono,

il dominio del vento si acquieta

i remi scandiscono i ritmi

di antichissimi riti al ritorno.

So che non trovi più l’approdo usato

pescatore venuto da generazioni fenicie

ci sono mostri in agguato con bave ferrose

sulle sponde del tuo Mar Piccolo.

Torna al giaciglio di morte intatto nei millenni, Theris,

noi amiamo il tuo nome consegnatoci da Leonida.

Si saldano i tempi nella purezza di un tramonto

il sole occiduo incendia una cortina di oblio

sulla ferriera.

All’alba il pescatore solitario cercherà

tra i canneti lungo le rive segrete

un’orata superstite per la mensa degli ingegneri.

(da Il canto galla, 1985)

 

Un’immagine struggente di Taranto come era e come potrebbe essere senza le scelte d’uno sviluppo industriale cieco e nocivo (la ferriera, vale a dire l’ex ILVA) che si salda alla memoria storica della città fondata da Leonida con una nota finale di amara ironia.

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