non hai dove poggiare la fronte
e non ci sono carezze
alla mente abbuiata
la mèta che si allontana
diviene uno struggimento
nella profonda notte senza nome.
La stanchezza è il nemico più crudele.
Solitario in un mondo forastiero
non sai più riconoscere la lotta
che nutre altro linguaggio e altre memorie:
è radicata in una terra
così rossa ed asciutta
dove svaniscono rapidi
i confini del cielo e del mare
i confini della conoscenza.
Un martello fasciato dalla nebbia
scava e scava sul viso di cemento
nuove rughe al destino di operaio.
Ma il mandorlo è fiorito. Terra mia! (da Le terre della sete, 1977) Il poeta condanna l’industrializzazione forzata che come un ragno tesse lentamente la sua tela; inoltre, egli affronta il tema dell’emigrazione e della nostalgia. Quando ci si allontana dalla propria terra “rossa” e “asciutta” si perdono le sue carezze e si affievolisce lo spirito pugnace, mentre crescono “sul viso di cemento” nuove rughe. Quella terra della memoria, però, dove svaniscono i ‘confini’, ha una nota di Speranza: il mandorlo, nonostante tutto, torna a fiorire.
