Chi è passato prima di me di Raffaele Carrieri

 

Chi è passato prima di me
Di me ha lasciato orma.
Rintraccio l’esile forma
Del piede che fu mio
Tra il terzo e il quarto
Secolo e corse questi lidi
E si portò dall’altra parte
Oltre le isole e gli uliveti
Sulla rotta dei califfi.

Chi è passato prima di me
Di me ha lasciato ombra
Fuggevole di lunga ciglia.
Mia è questa pupilla
Pigra e un poco torva
Graffita sulla ciotola
Di creta rossa. Nel sepolcro
Guardo il mio occhio
Dal profilo di conchiglia.

Chi è passato prima di me
Di me ha lasciato esigua
Impronta di corta mano.
Riconosco l’effimera curva
Delle costole e il disegno
Scorretto del ginocchio
Dove la rotula s’ingobba.
Mia è questa caviglia
Che dall’argilla traspare.

Chi è passato prima di me
Di me ha lasciato fresca
Memoria di giuochi.
Riodo il nitrito di centauro
Mattiniero e il suono colgo
Della voce che fu mia
Quando Venere rincorrevo
Affamato e veloce
Nelle grotte d’amore.

Chi è passato prima di me
Di me ha lasciato specchio
Di morte e tazze colme.
Lo spazio ritrovo del mio
Corpo e il limo bianco
Odora di limone: nata
Non era la colomba d’Archita
Quando tra questi ulivi
Mi colse prima morte.

(da Lamento del gabelliere,1945)

 

Prima di me, di me ha lasciato è la metafora di un messaggio d’identità e di appartenenza; i versi richiamano i colori, la luce, i profumi della Magna Grecia; il poeta, da tarantino, dice di avere nei cromosomi un intreccio di presenze di qua e di là del Mediterraneo; inoltre si riconosce anche in chi è nato prima di Archita, ancor prima della sua invenzione della colomba meccanica; come a dire che il presente non è che una mescolanza millenaria di uomini proveniente da ogni dove.

 

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