Scirocco di Lucio Piccolo

 

E sovra i monti, lontano sugli orizzonti

è lunga striscia color zafferano:

irrompe la tromba moresca del vento,

d’assalto prende le porte grandi

gli osservatori sui tetti di smalto,

batte alle facciate da mezzogiorno,

agita cortine scarlatte, pennoni sanguigni, aquiloni,

schiarite apre azzurre, cupole, forme sognate,

i pergolati scuote, le tegole vive

ove acqua di sorgive posa in orci iridati,

i polloni brucia, di virgulti fa sterpi,

in tromba cangia androni,

piomba su le crescenze incerte

dei giardini, ghermisce le foglie deserte

e i gelsomini puerili – poi viene più mite

batte tamburini, fiocchi, nastri…

 

Ma quando ad occidente chiude l’ale

d’incendio il selvaggio pontificale

e l’ultima gora rossa si sfalda

d’ogni lato sale la notte calda in agguato.

(da Canti baracchi e alter liriche, Mondadori, 1956)

 

È un dipinto di sicilianità dai colori caldi ed intensi, in cui il vento è il principe che scuote ogni cosa, poi quando il sole finisce di furoreggiare, arriva una notte tormentata dal caldo sahariano. È un quadro sia visivo sia psicologico.

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