La luna sopra di noi di Mariapia Fusco, Besa editore, 2020

di Luigi Pinelli

 

Non erro, forse, se affermo che la chiave di lettura più immediata de “La luna sopra di noi”, di Mariapia Fusco – Besa editore, Nardò 2020 –, la dà la foto di copertina: capelli scompigliati, geometricamente scompigliati, ma unidirezionali; “longi digiti” catulliani, distesi, con alcunché di impertinente che sa tanto di determinazione ad avanzare senza tentennamenti; volto che suggerisce fiducia, fervore, coraggio.

Tutto ciò è traslato nel romanzo, che Mariapia conduce con destrezza, perizia, maestria superando gli incagli che un’opera complessa, la quale incorpora realtà e finzione, sogno e certezza, dubbio e trasparenza, può comportare.

L’autrice padroneggia quello che narra e, senza perdere il filo della trama principale, si diletta di numerosi excursus: xylella fastidiosa; covid; operato del Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano: famiglia; racconto, piacevolissimo, dell’origine della seta, etc. Linguisticamente, e nello stile, si muove con vivida disinvoltura tra sfumature di classica rotondità: «Cresce la consapevolezza di aver perso il suo primo amore, sfiorito nel nulla e per nulla, come cadono leggeri i petali di una camelia all’ombra del vento»” (bello è l’accostamento sinestesico ombra – vento); aggettivazione di registro letterario: “basita”; neologismi: “freschiera”; regionalismi: “sgarrupata”, etc. Alla maniera del Gadarèo, introduce la poesia nella prosa; è affascinata dai puntini di sospensione, che non significano, come in altro suo lavoro, “Lettore, rifletti”, ma determinano aposiopesi, reticenza, interrompono il discorso e permettono a Mariapia di farsi intendere senza dire.

Mi piace soffermarmi sulla parte finale di un periodo, che merita particolare attenzione: «Il soffio del vento che musica / con le foglie dei pioppi / come le mani dell’artista / sulle corde di un’arpa». Lì è possibile individuare un novenario, un settenario, un secondo novenario, un ulteriore settenario. Nel primo novenario, sdrucciolo con ictus 2-5-8, delizioso è l’uso intransitivo del verbo “musicare”, che conferisce al verso la sonorità di un’arpa eolia mentre il vento fa vibrare, nel settenario, le foglie dei pioppi, le cui note si spengono nel novenario successivo «come le mani dell’artista», per ricordarci che “e manibus illis nascuntur rosae”: e germoglia il rasserenante ritmo del settenario «Sulle corde di un’arpa».

L’esempio citato non è un hapax né Mariapia è nuova a questi “congegni ritmici”, a coordinazioni di termini che generano armonia, grazia, come «La sorpresa di Lara s’imbeve / di uno strano ritorno di angoscia», due decasillabi dove, pure, preferisce non elidere “di”, forse per sottolineare momenti di accoramento.

L’autrice non si affida a sistemi descrittivi tradizionali, ma tutto, accurato e rigoroso, le sgorga spontaneo come la carezza di una madre al proprio bimbo: «Le rose, di colore fucsia, più si allargano e più sono cangianti tra il rosa tenue e il bianco pastello; il pruno gigante e rigoglioso è avanti, già sfiorito, il melograno dai bei vermigli fior sfoggia foglioline verde lucido; il pero, il più elegante di tutti vanta fiori forbiti, perfettamente immobili quasi siano di cera»; «Le dune sono alti cumuli di sabbia a ridosso del mare, formatisi naturalmente nel corso di milioni di anni, culla di  piante aromatiche e officinali dalle infinite tonalità di verde e dagli inebrianti profumi»; «Bisogna sperimentare la pungente e sensuale essenza del rosmarino, che attraverso le narici esala sino al centro dell’anima; il dolce giglio rosa[…]; l’estenuante odore del timo marino e quello del ginepro coccolone».

Allorché, poi, appare la città su cui si addensa un cielo fosco, tragicamente torbido, il ritmo del periodare diventa lento, faticoso, sofferto in una disposizione d’animo di chi ivi vive il suo tempo: «Ecco apparire all’orizzonte le ciminiere dell’Ilva di Taranto, a strisce alternate bianche e rosse, quasi tutte spente».

Un volume, pertanto, “La luna sopra di noi”, fusione di realtà, immaginazione, sentimento, soavità, animato da intelligenza e passione.

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