Nata cigno di Jole de Pinto, Cacucci, 2022

di Nicola De Matteo

 

Ho avuto sensazioni positive nel leggere la nuova fatica letteraria di Jole de Pinto Nata cigno – Cacucci Editore, Bari – che ha lasciato in me la curiosità di approfondire l’opera della poetessa Molfettese. Ho notato subito che si tratta della lingua della maturità poetica, la stessa che volge lo sguardo agli accadimenti della vita con occhio attento, a volte disincantato, mai banale. Un discorrere intimo che serve per imprimere un sigillo di autenticità nella forma alta della testimonianza dei sentimenti. La fedeltà ad un sentimento, a un’idea, ad un episodio della vita, al di sopra dell’interesse particolare, appare condizione di salvezza per l’uomo. Jole de Pinto con sapiente equilibrio strutturale sa alternare, mescolare e fondere sensazioni ed episodi differenti con quel “Assaporare la vita sorso dopo sorso” che riflette in sé le virtù raffinate e oneste della poeta. In pratica il messaggio subliminale di Nata cigno, ricco di significati, è calato in un preciso contesto emozionale. Non bisogna mai leggere con superficialità ogni singola lirica perchè ognuna appare come villaggio di pietra abbarbicato su cucuzzoli di colline aspri e solenni, per cui la lentezza nello scalare si sposa col piacere di leggere verso dopo verso.

Talvolta le liriche hanno il sapore della sfida. Sfida al mondo, alle amicizie non sincere, alle avversità inconsapevoli. Qui la forza della parola appare quella di una resistenza per continuare a vivere e non a sopravvivere aggrappandosi a quelle ragioni di affetti trasparenti dove ritrova “il segreto del nuovo giorno // il mistero della vita di fuori.// Anche nella lirica dedicata a Papa Francesco, sono le domande a prevalere sulle certezze proprio là dove “Latita Dio”. Quindi appare una preghiera, una invocazione a far cessare le ingiustizie per poi aggrapparsi alla “fede adamantina”.

Jole de Pinto ha slanci generosi, talvolta sembra parteggiare per chi cammina seminando sentimenti immacolati di amicizia e amore. La sua è una poesia forte e gentile allo stesso tempo e di una potenza unica contro la quale non c’è nulla da fare. Come certe figure che non hanno più un volto definito e che alla lunga si dissolvono verso dopo verso, lirica dopo lirica. Jole de Pinto ha un timbro dominante, pacato e vigoroso, con uno stile che ha quella cadenza matura che solo un poeta sa dare per un suo preciso intento. Questa è una virtù.

Poi c’è la paura. Più volte evocata, tante volte esorcizzata, il più delle volte allontanata: “Lo spauracchio della paura// palpebra // dietro siepi di terra bruciata”. Questo è un capitolo molto delicato e intrigante che andrebbe approfondito con la stessa Autrice. Sempre suggestive le evocazionie i riferimenti alla pioggia che appare, talvolta, salvifica: “pioggia intabarrata // a silenziare marosi”. Qui la bellezza dell’incanto con lo sguardo delicatamente rivolto ad un geranio fiorito in inverno e “di pioggia vestito” che aiuta la Nostra ad indossare una corazza di petali e vento per affrontare una prova d’amore “come per volo di farfalle”.

Mi ha molto intrigato la chiusa della silloge con “L’orgoglio del ricordo” e quel “in ogni sguardo d’uomo” dove appare evidente che il ricordo dei momenti belli allontana, ancora oggi, il tarlo del dolore generato dagli  inciampi della vita e dagli sguardi degli imbecilli ghignanti.

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