Biagia Marniti – Una vita per la poesia a cura di Daniele Giancane

di Cosimo Rodia

 

È uno studio diacronico sull’autrice di Ruvo (Ba), vissuta in particolare a Roma. Giancane riconosce nella poetessa pugliese, sin dalle raccolte giovanili, una urgenza di superare la poetica dell’ermetismo, quantunque ne sia impregnata, per una realtà più concreta, in linea con le temperie del secondo Dopoguerra.

Giancane mostra con dovizia di particolari, la ragnatela di conoscenze imbastite a Roma (tra tutti, Natalino Sapegno) e l’adesione alla “Scuola romana”, condividendo con essa il bisogno di costruire una umanità liberata nel periodo postbellico. Ma lo studioso barese rileva come la Marniti si allontani sia dalla “turris eburnea”, in cui l’ermetismo si era rinchiuso, sia dal neorealismo, perché ella è devota al sentimento e sente l’influsso del folklore del sud e della civiltà magnogreca.

Giancane, infine, discrimina una terza fase della poetessa di Ruvo, in cui la realtà è presentata come un labirinto inestricabile, con domande senza risposte, con versi intensi e un linguaggio trasparente, «in cui dominano venature malinconiche sul rapido trascorrere del tempo e sulla morte sempre in agguato».

Una biografia poetica che oltre a presentare il percorso umano e letterario della poetessa pugliese, offre uno spaccato della letteratura italiana nel secondo Dopoguerra, col riferimento a nomi, riviste, progetti.

Un attraversamento appassionato in cui lo studioso fa emergere la crescita stilistica della poetessa, l’approdo alla poesia pura, esplosiva, malinconica, toccante, dal linguaggio semplice e raffinato.

Come è scritto nelle pagine finali, per Giancane tutta la poesia di Biagia Marniti, nelle sue varie fasi (giovinezza, maturità, vecchiaia), affronta, senza sconti e senza infingimenti, i temi dell’amore, del tempo, della vita e della morte.

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