Codice Arcadia – Fu fatto per quello che era di Vito Benicio Zingales, Felici Editore, 2023

di Loredana Iaconinoto

 

“Codice Arcadia” non è un semplice romanzo. E non è una semplice storia. Le storie e i romanzi raccontano uomini, personaggi e circostanze che per una serie infinita di variabili risultano intrecciati ai motivi per cui si è al mondo. “Codice Arcadia” esaurisce queste finalità. Il suo valore di verità sembra declinare una sintassi del tutto fuori da ogni schema, soprattutto racconta dei motivi per cui il mondo sostiene per la sopravvivenza dell’uomo. “Codice Arcadia”, in fondo, è la storia di un segreto che custodisce i motivi della inviolabilità di quel segreto. Ecco, il romanzo di Zingales, magistralmente steso, è una sorta di suggerimento etico che origina da qualcosa di profondamente immorale. E ciò che suggeriscono le parole, cesellate con l’oro della logica e la tenacia euclidea, tra postulati e teoremi, è di essere esperienza con il mondo. Per far questo, l’autore spinge un manipolo di sbirri a sfidare l’impossibile: atterrare la malavita secondo le uniche regole d’ingaggio possibili. E quasi ci riesce quella “risma di stronzi”! Se non fosse per la “spazialità del destino”. Qualcosa va storto. La rapina che avrebbe collassato l’economia della mala non va a buon fine. Anzi, a causa di uno di quei dettagli che cambiano la sorte di una storia che sembra essere già scritta, il romanzo slancia il proprio “urto eretico”. Dalla rapina al portavalori della mafia alla impermeabilità di Gladio, dalle consuetudini feroci che “impaginano” la scena di un crimine violento alle gesta di una fratellanza occulta. E qui, magnificamente narrato, dall’educazione dei tanti modi di dare la morte alla ferocia di un killer russo all’iniziazione di un “Priore apprendista giardiniere”, il racconto esalta quella retorica tutta isolana. Perché, anche se non citato il luogo in cui si svolge quella che sembra una perfetta trama cinematografica, è fra le mille steppe dell’isola sicana che la penna di Zingales affonda con straordinario ingegno e mirabolante potenza.

La scrittura procede secondo un film di Tarantino: dialoghi asciutti, salti temporali nella narrazione e quei lunghi piani sequenza…

Due scene memorabili: L’assalto, militarmente perfetto al portavalori della malavita (ricordate la scena della rapina in Heat – La Sfida?) e l’attività mirante in notturna che culmina in un tiro da mille metri del monaco killer.

Una, tante storie dalle tinte suggestive, un romanzo che merita di certo la lettura e che un regista di talento trasporrebbe in un’opera cinematografica vincente! Chissà…

 

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