Argento e Melodie di Elena Giacomin, Battello Stampatore, 2020

di Nunzia Piccinni

 

Scrittrice triestina, Elena Giacomin partecipa attivamente alla diffusione della poesia intesa come “respiro di vita” per “congiungere le anime e farle palpitare insieme”.

Argento e Melodie non è solo un punto di arrivo dopo anni di studi, ricerche ed esperienze, ma un trampolino di lancio verso “strade nuove e itinerari da esplorare”. La raccolta si snoda in 20 giornate (tripartite in mattino, pomeriggio e sera) a cui corrispondono altrettante poesie (in lingua italiana e spagnola) attraversate dal vento che “inclemente accerchia e avvolge”; “pulisce il cielo”; sfiora i volti come “brezza d’amore” e “muove la polvere dell’indifferenza”. “Non un nemico, ma una stagione da vivere”.

L’autrice dialoga davanti a fumanti caffè con un amico, aprendo il suo “cuore afflitto, ferito, sanguinante, stanco di pianti e lamenti” e parlando di “giorni grigi, timori ed emozioni”, “sofferenze e sudore”,“incanti e meraviglie”, “segreti non svelati, immaginari fantasmi, paure, castighi” e “panni consumati” che hanno coperto con “mani aride” le sue fragili spalle. “Vivere è una faccenda seria, una valorosa battaglia”.

È un “cammino inconsueto” pieno di “rami spogli, fango, rifiuti, rumori, grida”. È un “sentiero” che può condurre a un “devastante dolore” da percorrere con “passi incerti e pesanti” in

“un’errabonda solitudine ” tra “deserto e sabbia”. È una casa fatta di “stanze vuote e silenziose”. È “un duro lavoro sotto un sole inquieto”. È una “realtà crudele”, una “montagna sconosciuta che ci affligge dentro, ci umilia e ci distrugge” e “odora di abbandono e rovina”. La poetessa è un “albero piegato dalla pioggia” che “non vuole spezzarsi né morire”. Descrive la “mancanza di tenerezza” con “delicate parole ” per spalmare anche i momenti più amari con un “velo di dolcezza” e illuminare le “tenebre della tristezza” con “stelle splendenti e colori brillanti”. È un “aquilone che vola più in alto delle nuvole”, inseguendo “lunghi tramonti e spiagge lontane” in cui ammirare “il fiorire della fresca bellezza” con “occhi profondi e sguardo limpido”, indossando “abiti di festa, tessuti di ricordi e perle di bontà”; trovando la “forza di avanzare”; “dimenticando le spine”; inseguendo una “beata serenità tanto agognata”. “Anche in un cielo di ombre può apparire l’arcobaleno” e occorre sempre “prediligere il bene”; “scoprire una via per rinascere”; “lottare per i sogni con fuoco e ferro”; “credere nel futuro”; essere “onda e mare, vela e timone, dono di novità e speranza, lieta novella e porto sicuro”. “Solo accettando si supera” e “la vita va avanti” “in un ballo senza fine”!

 

 

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