Intervistiamo: Giuseppe Bomboi

di Ilaria Solazzo

 

Benvenuto Giuseppe su questa testata giornalistica online. Un grande onore averti mio ospite quest’oggi. Vorrei iniziare con una prima domanda. Cosa ti ha spinto ad intraprendere oltre la carriera di neurologo anche quella di scrittore?

 

R – Innanzitutto grazie per questa intervista!

In realtà, dovrei rispondere che ho intrapreso la carriera di neurologo dopo quella da scrittore perché scrivo da quando sono bambino e ho frequentato il Liceo Classico perché avevo questa passione.

Poi ho deciso di diventare un medico per occuparmi di altri aspetti della nostra vita…

Ma non ho mai lasciato la scrittura e, quasi alla fine del mio percorso universitario, ho iniziato a pubblicare i miei scritti.

 

Hai delle abitudini particolari durante la scrittura?

 

R – No, nessuna.

Scrivo quando posso, in qualsiasi luogo.

A volte annoto alcune idee di passaggio nella mia mente durante la giornata per poi “riutilizzarle”…

 

Che messaggio hai voluto lanciare con il libro “Vita senz’anima” edito dalla Bertoni Editore?

 

R – Ho voluto mettere in luce il mondo che ruota intorno alla malattia di Alzheimer, iniziando dal paziente e dando poi voce a tutte le persone che ruotano intorno al paziente.

 

Una curiosità: qual è il libro più bello che hai letto fino ad oggi?

 

R – Ce ne sono molti, non uno in particolare.

Davvero non so rispondere a questa domanda. E poi… non mi piacciono le classifiche.

 

Come hai scoperto la tua passione per la scrittura? Come l’hai coltivata negli anni?

 

R – Ho iniziato a scrivere da piccolo.

Intorno ai sedici anni avevo già una corposa raccolta di poesie, alcune delle quali sono state pubblicate nella mia prima opera, “Vento e Polvere”, edita da Prospettivaeditrice nel 2010.

 

A tuo avviso quali differenze ci sono nello scrivere romanzi rispetto a testi di ben altra natura?

 

R – È bellissimo scrivere romanzi.

Prima di “Vita senz’anima” ho scritto due romanzi storici e adesso sto lavorando ad un altro romanzo storico.

Mentre scrivi, ti affezioni a persone che “inventi e costruisci” e che, per un po’, accompagnano le tue giornate come parenti o amici. Forse il motivo che mi fa rinviare più spesso una pubblicazione è la paura di perdere i personaggi e smettere di farli muovere e parlare.

Gli altri tipi di testi sono, in genere, meno intensi da questo punto di vista.

Però vorrei provare a scrivere un testo teatrale perché adoro i dialoghi.

Anche se, in questo caso, dovrei rinunciare alle mie riflessioni e alle descrizioni, altre caratteristiche dei romanzi che trovo rilevanti e diverse rispetto ad altri testi.

 

Come è cambiata la tua vita scrivendo?

 

R – Cambia quando non scrivo. In senso negativo.

Adoro farlo per cui resisto poco tempo senza scrivere…

 

Dove hai trovato l’ispirazione per ideare queste 200 pagine di “Vita senz’anima”?

 

R – Nella sofferenza e nell’aiuto verso l’altro che caratterizzano il rapporto medico-paziente e la filantropia umana, sentimento meraviglioso.

 

Che sensazione si prova dopo aver scritto un bel libro (come nel tuo caso)?

 

R – Grazie per il “bel libro”!

Si prova una bella sensazione ogni qual volta un lettore ti manda un commento o una recensione o ti chiama. Allora pensi di aver fatto qualcosa di utile e piacevole.

 

Come trovi l’ispirazione adatta per continuare quotidianamente a scrivere senza mai perdere l’entusiasmo degli esordi?

 

R – “Scrivere è sempre un atto di speranza”, scriveva Sciascia.

Senza scrittura perderei la speranza e questo basta a mantenere l’entusiasmo sempre ad alti livelli.

 

Quando hai capito di essere portato per il mondo dell’arte, della cultura e della scrittura?

 

R – Sin da piccolo, merito soprattutto della mia famiglia…

 

Se tu potessi fare un regalo all’umanità per cosa opteresti?

 

R – Per la pace immediata per tutti intesa come sentimento totale di fratellanza e assenza di sofferenza. Un pensiero utopico… Ho deciso nel mio piccolo di lasciare quindi dei manoscritti al mondo.

 

Quale sogno è tuttora nel tuo ‘famoso’ cassetto?

 

R – Scrivere altri romanzi e altri testi. E vedere, insieme a mia moglie, le mie figlie crescere serene.

 

In soli tre aggettivi come puoi descrivere il tuo progetto editoriale “Vita senz’anima” realizzato con Bertoni Editore?

 

R – Intenso, attento, diffuso.

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