Sono difficili le cose belle di Matteo Nucci, HarperCollins Italia, 2022

di Fulvia Degl’Innocenti

 

Il romanzo porta nel titolo il riferimento al mondo che è molto caro all’autore, quello classico dei miti e dei filosofi greci a cui ha dedicato altri suoi libri: Sono difficili le cose belle è infatti una frase di Platone. E la bellezza sta tutta in un sogno a occhi aperti, una lunga giornata impossibile, eppure così reale, in un parco di Roma che Arianna, 11 anni, trascorre con la nonna. Una nonna che però è morta di tumore un anno prima, e che le manca tantissimo. Arianna sta per raggiungere le amiche per trascorrere un pomeriggio insieme, quando spunta l’auto rossa della nonna che la invita a seguirla. Incredulità, stupore, tante domande che resteranno sempre sospese. La nonna non spiega come faccia a essere lì con lei, in carne e ossa, ma la invita semplicemente a prendere quello che viene con naturalezza. Inizia così una passeggiata fatta di ricordi dei tanti momenti trascorsi insieme in luoghi sempre diversi che magicamente si materializzano nel parco, che diventa di volta in volta un’isola, un bosco, un parco faunistico dove la nonna, con incredibile energia, corre, salta, si tuffa. A volte Arianna si lascia andare e vive quei momenti con gioia, altre volte è assalita dal timore che la nonna scompaia di nuovo. Non c’è una vera e propria trama, tutto è surreale, ma delicato, sognante, con la natura dipinta nella sua dimensione più autentica, e lo scambio di battute tra nonna e nipote, uno di quelli a cui solo le nonne sagge ma anche un po’ pazzerelle possono dare vita: niente prediche, ma solidarietà ed empatia. L’autore spiega in una nota l’origine di questo lungo racconto fiabesco, che possono leggere sia i ragazzi sia gli adulti, perché tutti conserviamo un ricordo struggente dei nostri nonni. L’ispirazione è stata la morte della madre: Matteo Nucci ha scelto di scrivere la storia come suo dono privato alle nipoti, perché potessero trovarvi conforto. «Sono con voi tutti, ma soltanto quando lo volete», dice la nonna ad Arianna. Poi l’editore, una volta letto, gli ha chiesto di trasformarlo in un libro per tutti, che contiene, come fosse il bonus track di un album musicale, un racconto dal titolo L’astuccio, dove l’autore, scrivendo in prima persona, racconta da un altro punto di vista la morte della madre, immaginando di trovarsi un anno dopo con il padre in un’isola greca, meta delle vacanze di famiglie. Limpido e toccante.

 

(Recensione già apparsa su FC 41/2022)

 

 

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