Cant’arsi di Lucia Diomede, Consulta librieprogetti, 2022.

di Claudia Zuccarini 

 

Lucia Diomede, autrice pugliese di Mola di Bari e traduttrice, si rivela con questa pubblicazione una poetessa attenta, che attribuisce alla parola pluralità di sensi opportunamente ricercati. I versi manifestano rotture e musicalità al contempo, ritraendo la vita con metafore che attingono al mondo naturale ed urbano, lasciando una traccia di malinconia pur chiedendo resistenza alla parola stessa. Le liriche, prive di punteggiatura e maiuscole, offrono un ritmo di lettura individuale con assonanze e giochi semantici raffinati, creando un climax in crescendo. Le diverse figure retoriche e stilistiche – quali metafore, anacoluti, enjambement – sono maneggiate con consapevolezza. Le varie tematiche sembrano avvicendarsi per giustapposizione, un intuitivo collegamento di idee tra una poesia e l’altra, come un flusso libero di pensieri che sfociano nell’invocazione della parola degli ultimi versi.

Ben commentata in postfazione da Paolo Briganti, Cant’arsi si presenta dunque come una silloge snella ma non banale, il cui titolo sincretico costituisce già il manifesto della ricerca linguistica operata dall’autrice.

Di seguito un assaggio di lettura.

 

Cuore arso 

e rocce aguzze

e masticate

vive dal mare,

e spine e rovi,

ed erba arsa,

e un ramo chino

di un pino gobbo

sino allo scoglio

e fracassato

dalle bufere

forse radice

che affiora nuda

e scarna dalla

roccia spaccata

come quel ramo

sopravviviamo

 

Lascia un commento