L’ultima stagione. Un racconto operaio di Andrea Bazzarini, Oligo Editore, 2024

Redazione

 

Tra storie di vita e di lavoro di operai stagionali, L’ultima stagione è un potente esordio narrativo che racconta la fine di uno dei tanti zuccherifici della Bassa e con essa il declino industriale della Pianura Padana. Ad accompagnare il lettore è la voce di Molinari, detto “Mulo”, uno dei tanti lavoratori che parla di un ambiente prettamente maschile, dove è possibile incontrare una grande varietà di personaggi curiosi in uno spaccato di vita vera, senza filtri ma di grande dignità: dal mancato sindacalista all’esperto di donne, dal ragazzo volenteroso che studia e lavora all’uomo privo di ambizioni che aspetta come ogni anno la chiamata stagionale dallo stabilimento, che questa volta non arriverà più.

INCIPIT. Io ero sempre stato allo scarico, per tutti il peggior reparto dello zuccherificio. L’umanità dei suoi stagionali era la più varia senza essere scelta. Una manica di sbandati, nullatenenti e studenti poveri chiamati a mansioni semplici che secondo i maligni non richiedevano nemmeno il buon senso. Ricevere i camion, sganciare i rimorchi e scaricare le barbabietole sui nastri trasportatori. Tolta una parte di campionatura che andava in laboratorio, il grosso raggiungeva il vascone di distribuzione prima di partire verso lo stabilimento che, attivo giorno e notte, produceva zucchero in un processo complicato, tecnologico, pieno di macchinari; niente a che vedere con il nostro piazzale polveroso che lavorava solo su due turni sotto il sole, quasi più campagna che fabbrica. L’inizio della stagione saccarifera era ai primi di luglio, ma se la primavera era stata fredda, si poteva cominciare un po’ più tardi, attorno al quindici. Per noi avventizi pochi giorni facevano la differenza, perché l’obiettivo erano le cinquantuno giornate, soglia minima per avere la buonuscita di disoccupazione. Il massimo per me sarebbe stato arrivare a centocinquantuno come i semifissi. Lavorare sette mesi e prendere il sussidio per altri cinque.

 

 

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