L’ultima poesia di Suzumi Suzuki, Leggereditore/Fanucci, 2024

Redazione

 

La protagonista di questo seducente romanzo se ne è andata di casa a 17 anni. Ora che ne ha 25, lavora come intrattenitrice nel quartiere notturno di Tokyo. La madre, con cui non ha rapporti da tempo e che è gravemente malata, si presenta all’improvviso alla sua porta con il desiderio di rimanere da lei per un po’ di tempo e comporre così la sua ultima poesia. Ma un giorno collassa e viene portata in ospedale dove i dottori le danno pochi giorni di vita. Oltre a prendersi cura della madre, la nostra protagonista deve affrontare il lutto per la sua cara amica Eri, una sex worker che si è suicidata da poco. Con la fine sempre più vicina, madre e figlia riusciranno a relazionarsi e a trovare un punto di incontro? Qual è il segreto dietro ai segni di bruciature sul braccio della figlia? E chi è l’uomo misterioso che fa visita alla madre? Una storia toccante, una Tokyo sconosciuta e ammaliante, una ragazza alle prese con sfide più grandi di lei, uno spaccato inedito della cultura e della vita giapponese.

 

INCIPIT Giro dietro al palazzo sulla strada che separa il quartiere dei divertimenti da Korean town, in fondo al parcheggio apro una porta pesante e subito dopo salgo la scala laterale interna fino al terzo piano. Finita la scala c’è di nuovo una pesante porta che conduce al corridoio, la spingo con il peso del corpo fino a che, superato un certo punto, fa un rumore simile a un cigolio metallico; poi, prima che lentamente si richiuda, inserisco la chiave nella serratura della porta del mio appartamento, la giro verso sinistra e sento il rumore della serratura che si apre. Sono i due rumori che ogni notte scandiscono il mio rientro. Nell’intervallo, lungo o corto che sia, tra il rumore cigolante dei cardini della porta che si chiude e quello della vecchia serratura a perno che si apre non mi sento serena: se mi capita di appoggiare una borsa pesante a terra o mi cadono le chiavi per distrazione il ritmo si spezza.

 

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