La poesia di Anna Cellaro tra autoanalisi e immersione nella natura

di Daniele Giancane

 

Tra le voci più interessanti del panorama  poetico pugliese, occorre oramai inserire quella di Anna Cellaro, laertina, che in pochi anni ha saputo compiere un percorso letterario e umano di grande spessore. Raramente ho assistito ad una ‘maturazione’

di pensiero e di linguaggio così rapida e intensa. Evidentemente il ‘demone’ della poesia covava silenziosamente dentro di lei, sino quasi improvvisamente ad esplodere. Ciò che stupisce, anche in questi ‘Canti al crepuscolo’, è la compattezza del linguaggio e la sua omogeneità: posso dire che tutti i testi sono di spessore e che nessuno sia ‘mediocre’, come avviene in quasi tutti i libri di poesie. Il fatto è che la poetessa ha individuato il suo ritmo e persino la ‘tonalità’ dell’espressione poetica, che è una sorta di incessante monologo e quasi di confronto tra un viaggio dentro le sue inquietudini e il mistero della natura. Ogni poeta, afferma Bachelard, si può inserire in un elemento della natura: aria-fuoco-terra-acqua. Direi che, pur rifacendosi sovente al mare (le onde) e alla ‘sua’ terra, la poesia di Anna Cellaro è poesia d’aria (non per nulla il lessema ‘vento’ è spesso presente), nel senso che è avvolgente e lieve, quasi sussurrata (d’altra parte si risolve quasi sempre in pochi versi, come delle illuminazioni). È una poesia matura perché questa ‘disposizione’ in altri poeti meno ‘avvertiti’ avrebbe potuto dar vita ad una forte dimensione ‘lirica’ o puramente descrittiva, il che qui non avviene. La parola è secca e incisiva, sin dai magnifici ‘incipit’:

‘Mentre spogliavi le profondità/della mia essenza’

‘Chiusa nella scatola rotta/ad allungare il tempo ormai scaduto’

‘La tristezza riempie il coppo delle mani’

‘Respiro gli sguardi del vento’

‘Mi penetrano le parole/aprono solchi nelle mani’.

Ma la poesia è un viaggio e Anna avverte la precarietà dell’esperienza umana, come in ‘Scorgo l’arcipelago sconosciuto’. La vita è mistero, appena rischiarata da ‘corridoi di parole’. Ecco, in questa silloge le parole assumono un valore altissimo:

parole-compagne, parole-corpo, parole-speranza, parole ‘rotolanti’.

Così ‘Canti al crepuscolo’ appare subito, sin dal primo testo, un libro di grande intensità, in cui il lettore riconosce immediatamente la ‘verità’, la ‘sincerità’ della poetessa. Avverte che non siamo davanti solo ad un’opera di buona fattura

letteraria, ma di fronte ad un ‘diario’ di vita. Da qui il suo fascino e la necessità di leggerlo e rileggerlo, per coglierne le tante sfumature.

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