In ricordo di Elisa Springer, austriaca reduce da Auschwitz che scelse la Puglia per risorgere e rompere il silenzio.

 di Vito Davoli

 

Elisa ha mangiato le rape al bromuro

anni prima di correre la staffetta

prima dei miei primi passi.

Ha sofferto il freddo tedesco

anni prima del sole del sud

prima dei miei tiepidi natali

a casa della nonna.

Hanno marchiato il braccio a Elisa

anni prima che smettesse di nasconderlo

prima che la malattia mi costringesse

a olezzi di stalle e bestiame segnato.

Ha odorato i profumi della carne

anni prima di piangere in cucina

prima della mia prima volta.

L’hanno stipata nei vagoni

del suo sempre ultimo viaggio

prima che io giocassi con i chiodi e le rotaie

prima che io riuscissi a espatriare.

Ma Elisa corre ancora controvento

nella sua sleale staffetta

– qualcuno deve aver cambiato regole –

e affida testimoni

prima che io riuscissi a intravederne uno.

Elisa smuove l’acqua trasparente della memoria

per ricoprire l’ultimo greto asciutto

già da prima del mio bisogno d’acqua

destandomi al mattino.

Ha un segreto sul braccio

– non come Dio l’invisibile –

che voglio recitare ogni mattina

come la mia preghiera.

Per non dimenticare.

 

da V. DAVOLI, Contraddizioni, Edizioni Leucò, Molfetta 2001

 

Nel 1997 usciva il libro di Elisa Springer (Marsilio).

«Elisa Springer aveva ventisei anni quando venne arrestata a Milano, dove era stata mandata dalla famiglia per cercare rifugio contro la persecuzione nazista, quindi fu deportata a Auschwitz il 2 agosto 1944. Salvata dalla camera a gas dal gesto generoso di un Kapò, Elisa sperimenta l’orrore del più grande campo di sterminio. Eppure conserva il desiderio di vivere e una serie di fortunate coincidenze le consentiranno di tornare prima nella sua Vienna natale e poi in Italia. Da questo momento la sua storia cade nel silenzio assoluto, la sua vita si normalizza nasce un figlio e proprio la maternità è il segno della riscossa. È per lui che Elisa ritrova le parole che sembravano perdute per raccontare il suo dramma».

Successivamente ristampato in non so più quante riedizioni: un grande successo editoriale. Elisa Springer, dopo anni di silenzio sulle tragiche vicende vissute nel lager più noto della storia, decide di parlare e di mettere nero su bianco quell’esperienza. Che ottiene evidentemente anche una formidabile risposta del pubblico che al racconto di Elisa rimane incollato per molto tempo se, come nel mio caso, quel testo fu letto e riletto tante volte da assimilarlo nel profondo.

«Ho incontrato questa autrice oramai tantissimi anni fa quando andavo alle scuole medie. L’ho riletto da grande qualche tempo fa e devo dire che le emozioni che mi ha suscitato sono le stesse. L’olocausto ha un grande impatto su di me, ogni libro o film che tratta questo argomento per me è un dono prezioso perché ci pone di fronte ad una cruda realtà che ognuno di noi dovrebbe conoscere. Se come me siete interessati a questa terribile parte della nostra storia ve lo consiglio vivamente , anzi credo che libri cosi debbano essere letti e regalati a scuola come all’epoca successe a me». (Commover)

«Facendo un giro in libreria, ho visto questo piccolo libro. Mi sono ripromesso più volte di non leggere altre testimonianze sulla Shoah. Ci sto male, per giorni ci penso e comincio a fare i paragoni col nostro presente così sordo alla sofferenza altrui. Qualsiasi cosa, il futuro ci riserverà, la memoria del passato dovrà scuotere le coscienze. È l’unica speranza di salvezza». (Dany)

«Questo libro è un capolavoro assoluto. Un libro che scuote le coscienze e interroga ciascuno di noi. Un pilastro per comprendere la tragica storia della Shoah. Dovrebbe essere letto in tutte le scuole». (Paola)

Questi utenti IBS, acquirenti del testo, a distanza di oltre venti anni dalla sua prima edizione, testimoniano il forte segno lasciato dal libro di Elisa Springer sulla loro percezione della realtà, della storia e del proprio vissuto. E probabilmente è proprio quello a cui tendeva Elisa Springer quando, ben prima della pubblicazione del testo aveva cominciato a tenere incontri per sensibilizzare soprattutto le giovani generazioni rispetto alla storia della Shoa e a tenerne accesa la fiamma della memoria.

Sul finire degli anni 90 ebbi modo di conoscere e la fortuna di entrare in amicizia con Elisa Springer, reduce da Auschwitz con la matricola A24020, e suo figlio, il dott. Silvio Sammarco il quale, essendo venuto a conoscenza della storia di sua madre piuttosto tardi (il libro della Springer non a caso indica “Il silenzio dei vivi”) aveva maturato e dato vita ad una serie di ricerche che lo portarono perfino alla possibilità di consultare archivi del KGB dai quali, tra le altre cose, trasse e diffuse notizia che, se la storia fosse andata diversamente, la soluzione finale avrebbe previsto prima o poi anche lo sterminio dei meridionali d’Italia. Elisa e Silvio diffusero capillarmente sia l’esperienza tragica della prima che il frutto delle ricerche del secondo agendo sul nostro territorio (e non solo) capillarmente, fino ad arrivare nelle scuole. Silvio Sammarco era convinto che per quanto tragiche e a tratti disgustose, le immagini dell’olocausto non andassero risparmiate neppure ai bambini. Fui sconvolto da entrambe le notizie (i terroni e i bambini) ma al di là dell’impatto iniziale fui subito d’accordo con l’impostazione e la missione che i due avevano abbracciato. Diffusi la notizia, per quanto mi fu possibile – all’epoca scrivevo per diversi giornali locali e nazionali – con convinzione e, nel mio piccolo, mi misi alla sequela di quella campagna tanto che, ogni 27 di gennaio, quando insegnavo, chiedevo autorizzazione al dirigente scolastico per poter incontrare le quinte a classi riunite e dedicare la mattinata scolastica all’approfondimento della vicenda dell’olocausto attraverso la lettura dei verbali di Norimberga delle cui copie ero venuto casualmente in possesso. Nessun dirigente scolastico fece mai mancare il suo appoggio convinto. Neppure i colleghi insegnanti. Nessuno di quegli alunni uscì mai da quegli incontri indifferente. Qualcuno piangeva quando doveva in qualche modo confrontarsi con i testi dei verbali che leggeva ad alta voce, nei quali venivano spesso descritte minuziosamente le atrocità compiute per esempio nei confronti dei bambini: «Ho un nipotino della stessa età – dicevano – e non riesco a non immaginare lui nelle mani di quelle belve». Era la strada giusta. La conoscenza faceva naturalmente leva sull’empatia e quest’ultima agiva sullo stimolo al rifiuto totale della violenza.

Se potessi continuerei a farlo ancora oggi ma mi rallegra il fatto di sapere che oggi nelle scuole, se non prassi usuale, è certamente momento privilegiato nel quale la memoria continua ad essere tenuta viva da tanti insegnanti e dirigenti che non rinunciano a un contributo decisivo per le nuove generazioni.

«Dal 2001, anno che istituì il Giorno della Memoria, nella mia Scuola, non ci fu anno che non si organizzassero manifestazioni, mostre e giornate di riflessione con i testimoni ancora viventi del Dramma immane della Shoah. Il primo fu quello con Elisa Springer […]. Lei fu una dei primi testimoni, a sentire la necessità di far conoscere ai giovani l” indicibile orrore dell’Olocausto di sei milioni di Ebrei e altra diversa e fragile Umanità”…

La verità e l’orrore dei campi di concentramento. E la sua esperienza personale nel suo libro “Il Silenzio dei vivi” […]. Ricordo il silenzio e la commozione delle scolaresche durante il suo racconto. E fu con lei che cominciammo a discutere di una narrazione storica che non si racchiudesse in una sola giornata. Che per quanto di grande significato poteva scadere nella ritualità di giornate di commemorazione che, spesso dopo l’impatto emozionale, possono rimanere isolate e staccate dagli obiettivi formativi e dalla memoria della gente.

E fu così che oltre al Racconto e alla grande Testimonianza, pensammo ad un Progetto di Educazione alla Pace che durasse tutto l’anno, che coinvolgesse le famiglie e il territorio. Diventò la Stella polare della nostra Scuola e trovò nella giornata del 27 Coagulo di valori: il rispetto dei diritti inalienabili della persona e della sua dignità, Il riconoscimento di tutte le espressioni di fedi e di pensiero diversi, i valori di pace e di non violenza della convivenza umana.

Perché è necessario che la conoscenza della Storia diventi fermento di nuove coscienze ed un’ umanità giusta e solidale perché si possa aspirare a non ripetere la tragedia.

E dire MAI PIÙ». (Pasqua Sannelli, Dirigente Scolastico)

Proprio per le ragioni appena espresse, in questa giornata – e affinché questa non resti una semplice giornata commemorativa – sento di consigliare la lettura di questo testo di Elisa Springer ancora oggi, alla sua 22° edizione, disponibile per l’acquisto a questo link: https://amzn.to/33Xgkwz

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