Intervistiamo: Leo Tenneriello

di Annalisa Defazio

 

Leo Tenneriello è uno scrittore e cantautore pugliese; ha all’attivo libri e dischi; l’ultimo volume pubblicato è un delirio d’amore e di abbandono: “Il giardino dei dispari”

 

Qual è plot del romanzo?

Aldo Nero torna nella casa dei suoi genitori e a poco a poco perde il contatto con la realtà.

Nella sua follia, che si compie in ventiquattr’ore, racconta dell’amore perduto, del bene di vivere e del vivere bene fatto di valori semplici e aspirazioni alla portata del suo cuore. Con Giulia è finita. In un lucido delirio d’amore, Aldo cerca le ragioni di questa fine. Consulta, in ventiquattr’ore, il suo archivio di ricordi. La memoria mette in ordine sparso eventi, emozioni e fallimenti per arrivare là dove il filo del loro discorso si è spezzato, per cercare di riannodarne la storia.

 

Qual è il significato del titolo: “Il giardino dei dispari”?

La parola “dispari” rimanda a una vecchia storia di marinai, di viaggi e di tatuaggi. Il giardino è il luogo dell’anima della serenità, dell’armonia, della riappacificazione. È la zona interiore nella quale curare e far rifiorire sentimenti migliori. È la parte di sé da salvare. Il luogo dell’appartenenza in cui tornare. È un luogo interiore che va cercato per capirsi, per fare pace con sé stessi. George Bernard Shaw ha detto «La vita non è trovare sé stessi. La vita è creare sé stessi».

Ma da cosa partiamo per creare noi stessi? Questa è l’esigenza del protagonista: ricrearsi. Per creare sé stessi bisogna sapere chi si vuol creare, come crearlo. Quali sono i valori che abbraccerà il nuovo io e il nuovo noi. Come sarà il nuovo uomo? Un battesimo a sorpresa, che non cerca salvezza ma profondità.

 

Ulisse docet: parte, viaggia e, poi, torna; quanto è importante tornare?

Il ritorno e il viaggio sono i temi centrali del libro. C’è un ritorno fisico da parte del protagonista nella casa dei suoi genitori, la casa in cui ha abitato prima che partisse per l’università. C’è un ritorno mentale, fatto di ricordi e ossessioni. C’è nostalgia, rimpianto. Ci sono vari modi per tornare. Ci sono vari modi di partire. Nella storia raccontata il protagonista, in balia del suo delirio, vive uno scarto di tempo in cui ha l’impressione di essere tornato senza essere mai partito.

L’etimologia di “delirare” è uscire dal solco, dal seminato. Il protagonista nel suo uscire dal seminato della sua vita programmata cerca sé stesso, le sue vere potenzialità, la sua anima. Aldo nel suo seminato ha costruito tutto e ha perso tutto. Il vero viaggio è dentro di sé.

 

Il libro ha una sotterranea visione didascalica?

L’insegnamento che ho tratto mentre scrivevo e alla conclusione del libro è che a furia di chiudersi troppo in sé stessi, di ascoltarsi, di mettersi al centro della propria vita, si finisce per impazzire escludendo gli altri, facendo degli altri solo una nostra proiezione mentale. La solitudine porta alla follia. Come canta Vasco: “la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”. E noi quei brividi non dobbiamo lasciarceli scappare, gustiamoceli fino in fondo.

Grazie.

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