Gli ufo vengono da Cipango di Domenico Volpi, SEI, 1977

di Cosimo Rodia

 

È un romanzo in cui s’intrecciano il fantastico e il meraviglioso: il primo nel senso che il racconto poggia su uno scarto non riducibile del reale e su «una lacerazione del paradigma di realtà»[1]; il secondo nel senso di quanto ha scritto Andrè Breton: «Il meraviglioso, nulla è riuscito a definirlo meglio che in opposizione al “fantastico”, il quale tende, ahimè, sempre più a soppiantarlo presso i nostri contemporanei. Il fatto è che il fantastico appartiene sempre al dominio della finzione senza conseguenze, mentre il meraviglioso splende sulla punta estrema del movimento vitale e impegna l’affettività nella sua interezza»[2].

Il romanzo è ambientato in un pianeta chiamato Cipango, posto lontano dal nostro sistema solare, ma con le stesse caratteristiche della Terra. È abitato da una evolutissima civiltà, che usa astronavi, dischi volanti, ed è capace di creare un’altra categoria: l’iperspazio, che si ottiene concentrando l’energia interstellare, riuscendo a dilatare il tempo e ad accorciare lo spazio; le distanze siderali, così, sono colmate ad una velocità superiore a quella della luce. L’elevato sviluppo tecnologico ha realizzato su Cipango un sistema di comunicazione totale e un controllo sistematico e particolareggiato delle azioni dei singoli abitanti, attraverso due antenne trapiantate su ogni cipanghese e collegate senza soluzione di continuità con un cervello elettronico. Ogni movimento vitale è sincronizzato da un grande “burattinaio”, un potentissimo computer che parla regolarmente con il Presidente di Cipango, che è pure l’unico autorizzato a dare l’assenso ai comandi da impartire ai cittadini. La vita su Cipango si complica dopo che capi militari, di diversi corpi d’armata, compiono un colpo di stato: il generale Papps si autoproclama presidente, col sostegno di una Giunta militare, composta da vari Generali. Chiaramente il colpo di stato avviene impossessandosi del Grande Cervello, riprogrammato secondo la nuova volontà.

La Giunta militare, in cerca di “un posto al sole”, decide di avviare una campagna di conquista per dar vita ad un Impero. E qui la parodia del fascismo è evidente. Infatti, il Generale Presidente parla proprio come il Duce: «Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria: l’ora delle decisioni irrevocabili!»[3].

Decidono di conquistare la terra, ma prima dell’operazione militare il Grande Cervello vuol conoscere più a fondo i terrestri; e si disorienta di fronte alle contraddizioni umane: «Questi terrestri hanno commesso sciocchezze ed eroismi, gesti nobili e stupidaggini, tutto insieme. Hanno costruito e hanno distrutto. Si sacrificano per salvare una vita e poi ne uccidono a milioni in guerra. Scrivono poesie sulla meravigliosa natura, sulla flora e la fauna del pianeta, poi inquinano e fanno strage di tutti gli esseri viventi… Potrei farvi molti esempi»[4].

Si suppone che sulla Terra ci sia un virus sconosciuto, che occorre neutralizzare prima della conquista. I capi di Cipango decidono di prelevare degli umani, per studiarli. La missione è affidata al capitano Carrt, un ufficiale sotterraneamente oppositore alla dittatura. Inizia così una carrellata di tipi umani interrogati dal Cervello: un arbitro di calcio, un politico, un giornalista, una pubblicitaria, due bambini. Qui il romanzo si carica di forte ironia e al lettore attento diventa chiaro anche come l’aspetto fantascientifico serva a Volpi per costruire una satira intorno ad alcuni aspetti del nostro mondo e della comunicazione, in particolare. Dopo vari interrogatori, il Grande Cervello non trova la dritta, perché gli sfugge il nesso logico di alcuni gesti umani. Ad esempio, non comprende come si possa pagare per entrare nello stadio, non giocare e guardare dei giocatori rincorrere una palla. Il colpo finale il Grande Cervello lo accusa con i bambini e in particolare nel guardare i loro giochi simbolici, tesi ad animare gli oggetti: «Il Grande Cervello però mollò per qualche istante la sorveglianza. Aveva bisogno di recuperare. Si scusò con la Giunta: – Mi perdonino, signori. Ho bisogno, come dite voi, di tirare il fiato. Eh, mettetevi nei miei panni: ho cercato di scoprire dov’era quel treno di cui parlavano i cuccioli terrestri, ho sondato con onde elettriche per avvertire la presenza di cavalli, ho fatto funzionare tutte le mie telecamere senza riuscire a vedere nulla, ho persino scattato foto: niente! Poi quei due si sparano non si sa come, muoiono e risuscitano da un momento all’altro. Ma che deve fare, un povero calcolatore?»[5].

In questa circostanza agiscono i “Sussurranti”, i controrivoluzionari, che smantellano la dittatura militare, accantonando l’idea imperialista, e rimuovono le Antenne individuali.

Un grande romanzo che precorre probabilmente molti temi e ambientazioni della letteratura e del cinema successivi. Il sale della narrazione è certamente la satira contro il mondo contemporaneo, contro i vizi della moderna società, contro un sistema poggiato sul culto della personalità e sulle consequenziali logiche aberranti. È qualificante il fatto che i personaggi parossistici siano velati da una ironia tagliente che rende la narrazione assolutamente godibile. Centrale è la volontà di biasimare l’arrivismo politico ed esaltare i temi della libertà, della pace, della democrazia. Nello specifico, positivo è, ad esempio, il capitano Carrt; negativo il bullo Dittatore Papps!

Premesso che tutta la produzione di Volpi è sempre carica di eticità, questo romanzo in maniera scanzonata, ironica e con una grande dose fantastica, è fortemente agganciato alla morale per quanto sia vistosamente agli antipodi del moralismo. Sebbene i personaggi appartengano ad una realtà immaginaria, le costruzioni mentali sono allegoriche, trasfigurando ironicamente in maniera palese la realtà. Nella società di massa, è facile che l’uomo non si accorga quanto sia schiacciato da una dimensione eteronoma. Ecco, il libro di Volpi riflette il contrasto fra ciò che l’uomo è, e ciò che crede di essere. Gli ufo vengono da Cipango, dunque, è un romanzo razionale, unitario, lettura ideale per un adolescente, ma anche per l’adulto cui piaccia guardarsi allo specchio con il giusto disincanto.

 

[1]Cfr. L. Lugnani, Per una delimitazione, in R. Ceserani, Il fantastico, Il Mulino, Bologna 1996, p. 60.

[2]A. Breton, Prefazione, in P. Mabille, Le miroir du merveilleux, Minuit, Paris 1962.

[3]D. Volpi, Gli ufo vengono da Cipango, cit., p. 71.

[4]Ivi, p. 74.

[5]Ivi, pp. 163-164.

 

(Archivio, recensione del 2000)

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