L’Antagonista di Luca Arnaù e Valentino Meynet, Mursia, 2026

Redazione

 

16 ottobre 1525. Nell’isola di Poveggia (l’odierna Poveglia), sconvolta da un nubifragio, l’avogador veneziano Adonai Contarini si trova di fronte a una scena d’orrore pura: il corpo smembrato e sventrato di Angiolina, una giovane accolta nel convento di San Vitale. Il testimone dell’aggressione, il frate speziale Matteo, rivela in preda al terrore di non aver visto un uomo, ma una creatura informe fatta di tenebra, artigli e zanne: un demone spietato sgorgato dall’inferno. Nel tentativo di sfuggire alla furia della belva e alle accuse, il frate scompare nella notte verso i luoghi più cupi dell’isola.

16 ottobre 2025. Cinquecento anni dopo, la storia si ripete tragicamente. Francesca e Paolo, due studenti valdostani in gita scolastica a Venezia, sbarcano di notte sulla deserta Poveglia in cerca di intimità. La loro fuga d’amore si trasforma in un incubo: un’entità oscurata dal male irrompe nel loro rifugio, massacrando e smembrando Francesca con la stessa brutale ferocia del 1525.

L’indagine. Paolo riesce a fuggire e lancia l’allarme alla Questura prima che il segnale del suo telefono si interrompa drammaticamente. A raccogliere il richiamo sono l’ispettore genovese Riccardo Tersiveri — vicino alla pensione — e il sovrintendente siciliano Thomas Bandinelli, che si trovano in barca a poca distanza dall’isola. Giunti a Poveglia e di fronte ai resti martoriati della ragazza, i due poliziotti si mettono sulle tracce del giovane testimone in fuga. L’inseguimento li guida nei resti spettrali dell’ex manicomio di Poveglia, mentre nell’aria risuona una nenia infantile, la musica di un carillon che scorta il Male. Senza attendere i rinforzi per salvare il ragazzo ed evitare un secondo massacro, i due investigatori penetrano nell’edificio, costretti a fare i conti con un’oscurità soprannaturale che travalica il tempo.

 

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