Le mosche cantano te deum su una capra morta di Roberto Linzalone

 

le mosche cantano te deum su una capra morta

la fame spalanca le persiane del mattino

la notte insacca tori nembi nel cuscino

un passaporto di pane ho fra le unghie
un  tufo per valigia

nel rovo di gramigne
nel rogo di cicale
nel crollo di tufare
nel canto del mio male.

(da Chiù chiù non c’è chiù, 1978)

Immagine tragica di un Sud affamato, in cui le mosche rappresentano il degrado, amplificato da lemmi inequivocabile: rogo, crollo, rovo, mosche, unghie…

Anche con Linzalone, il Sud, nella fattispecie Matera, ha solo due chance: o progettare un future umano o morire.

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