Intervistiamo: il prof. Angelo Nobile

di Angelo Petrosino

 

È in libreria: Storia della letteratura giovanile dal 1945 a oggi, di Angelo Nobile (Scholé, Brescia, 220, pp. 304, € 23,00). L’opera ripercorre, in un articolato itinerario critico, l’evoluzione del libro per ragazzi dal dopoguerra a oggi, con un’accurata ricostruzione diacronica di autori, opere, generi narrativi, momenti salienti, passaggi di egemonia da un indirizzo all’altro di scrittura, con accurati profili di scrittori “di svolta” e comunque più rappresentativi di un determinato periodo. Al tempo stesso, il saggio dà conto dell’evoluzione della critica, esemplificando vari momenti di questa transizione, ma anche evidenziando al suo interno nodi critici e problematici. Uno dei motivi di originalità del saggio è nella griglia con cui vengono esaminate le opere: una non frequente ottica pedagogica. Nobile è convinto che un giudizio su un’opera per ragazzi debba pronunciarsi sulla base di due parametri: le qualità estetico-letterarie e la sua capacità – rifuggendo ovviamente dal didascalico e dal moraleggiante – di fornire al giovane lettore sicuri orientamenti valoriali, scaturenti direttamente e naturalmente dalla vicenda, ponendosi contemporaneamente in una posizione di ascolto empatico dei suo gusti, interessi, problemi, difficoltà. E quindi dichiara la necessità di una contestuale attenzione al libro e al suo destinatario, con le sue caratteristiche psicologiche e i suoi bisogni formativi. Insomma, dopo tanti anni di enfatizzazione del piacere del testo e della dimensione del mero divertimento, se non anche della “trasgressività”, con un prevalere di logiche commerciali, Nobile ci ricorda che il valore di un’opera si misura anche nei valori e nei principi che l’opera stessa è capace di trasmettere alle nuove generazioni. È difficile non concordare con questo principio.

 

Perché la scelta di una storia della letteratura per ragazzi dal 1945 ad oggi?

Per una visione diacronica della letteratura cosiddetta “per l’infanzia” sino agli anni del secondo conflitto mondiale e ancora agli anni Sessanta (e oltre) del secolo scorso, esistono ottime e dettagliate “storie”, che dilatano lo sguardo anche ad altri Paesi europei ed extraeuropei, come quelle di Valeri-Monaci, della Sacchetti, del Lugli, di Cibaldi…. Saggistica e manualistica allora incoraggiate sia dall’insegnamento della disciplina nell’istituto magistrale, sia dalla sua presenza nel programma di esame del concorso per l’accesso al ruolo docente nella scuola elementare. Ma il periodo storico successivo è stato meno approfondito. Di fatto l’unica storia che contempla l’evoluzione del libro per ragazzi comprensiva degli ultimi decenni è quella stesa da Boero e De Luca, rigorosa e molto documentata, ricchissima di dati e di notizie, che però risale al 1995 (con suo parziale aggiornamento nel 2009). Comunque le nostre due sintesi – a parte il più ristretto ambito cronologico – si discostano per approccio (là storico-letterario, qui storico-pedagogi­co), per impostazione e per prospettiva valoriale, risentendo anche delle differenti formazioni culturali e sensibilità, con talora conseguente difformità di valutazione su autori, opere, momenti, generi e sottogeneri narrativi, scelte editoriali…

 

Come hai proceduto nella stesura del saggio?

Ho privilegiato un itinerario per generi, filoni e temi narra­tivi, evidenziando gli autori e le opere più rappresentative di un determinato periodo o indirizzo di scrittura e in particolare gli scrittori “di svolta”, che interpretando le esigen­ze del tempo hanno impresso cambiamenti di rotta e tracciato percorsi innovativi all’in­terno del libro per ragazzi.

Ho dedicato anche ampia attenzione alla critica e alla saggistica del periodo, nella consapevolezza del ruolo rivestito dall’una e dall’altra, accanto agli interessi editoriali e all’evoluzione della società e del costume, nel condizionare se non determinare il percorso di questa specifica letteratura e anche nel decretare la fortuna di alcuni autori e l’eclissi e la marginalizzazione di altri. E al tempo stesso ho evidenziato il ruolo svolto dall’ideologia (e in qualche caso dal vissuto personale di singoli autori) nell’affermazio­ne di determinate tendenze di scrittura.

Ho riservato anche spazio all’evoluzione del fumetto e della stampa periodica per ragazzi, dalla sua straordinaria fioritura negli anni del dopoguerra alla sua attuale crisi di vendite e di abbonamenti.   

   Certamente, ricostruire il percorso della scrittura per ragazzi è stata impresa impegnativa se non ardua, stante la necessità (e la difficoltà) di ridurre a sintesi non superficiale una materia tanto ampia, punteggiata da un’infinità di autori e di opere. Tanto che si sono resi necessari dolorosi tagli e inevitabili omissioni.

 

Quali significativi momenti di passaggio da un indirizzo all’altro di scrittura hai colto nel percorso evolutivo della letteratura per ragazzi del periodo?

Ho individuato quattro periodi, ciascuno con sue specifiche peculiarità: dal 1945 al 1968, un arco temporale caratterizzato da una scrittura prevalentemente educativo-istruttiva, attenta alla trasmissione di valori etici e civici, anche se non priva di individualità di rilievo; dal 1968 all’inizio degli anni Ottanta, con l’ascesa dell’astro rodariano, da una letteratura socialmente impegnata, nutrita delle generose utopie della stagione sessantottesca; dal 1987 fino agli inizi del duemila, da una prevalente scrittura “trasgressiva”, tematicamente e stilisticamente innovativa, spesso al femminile, contestativa di famiglia, scuola ed educazione tradizionale, fortemente influenzata dall’opera di Dahl, della Lindgren e di altri autori stranieri, soprattutto anglosassoni; nel nuovo millennio una blanda prosecuzione di questa tendenza narrativa e un parallelo ritorno a temi di impegno sociale e civile, riflettendo i cambiamenti intervenuti nella nostra società e nella nostra cultura, mentre si accentua la scrittura al femminile e irrompono nuovi generi, sottogeneri e filoni narrativi, accompagnandosi a vistosi fenomeni di omoge­nizzazione, serialità, ibridazione e crossmedialità. Nell’intero periodo, costante l’ascesa quantitativa e qualitativa dell’illustrazione, e con essa degli albi figurati per la prima età.

 

Quindi tu distingui tra la svolta rodariana e la successiva rivoluzione degli anni Ottanta, quella che definisci della letteratura “trasgressiva”, spesso di impronta femminista, propiziata dalla traduzione o comunque dalla diffusione dell’opera di autori come Lindgren e Dahl…

Quella rodariana è stata una svolta stilistica, contenutistica e ideologica, rivalutativa delle funzioni alogiche della psiche e ispirata a una nuova concezione dell’infanzia, ma ancora percorsa da una sorridente intenzione pedagogica, in termini di valori condivisi (pace, giustizia sociale, solidarietà tra gli umili…). Nella sua portata innovativa conservava pur sempre una continuità con la scrittura del passato, evitando eccessi linguistici e contenutistici: rispetto per la donna ma non adesione a tesi femministe estreme, né introduzione di temi “scabrosi”, né incoraggiamento al ribellismo giovanile e neppure contrapposizione tra mondo infantile e mondo adulto, rappresentazione negativa della famiglia o critica radicale della scuola. Tutti caratteri che si affermeranno con la successiva stagione della letteratura “trasgressiva”, vale a dire con la letteratura degli anni Ottanta, toccando l’acme negli anni Novanta. Onestamente la Pitzorno, protagonista di questo nuovo corso del libro per ragazzi, nega in varie interviste la paternità rodariana, così come il ruolo di continuatrice della sua opera.

 

Ma a latere di questa ondata di scrittura trasgressiva prosegue una scrittura più ancorata ai valori della tradizione…

Sì, accanto agli scrittori trasgressivi proseguivano la loro attività autori la cui scrittura, pur aperta all’innovazione tematica e stilistica, si poneva valorialmente nell’alveo della tradizione, trovando collocazione privilegiata nelle collane di narrativa per la scuola media, spesso appesantite da invadenti apparati didattici. Scrittori penalizzati da molta editoria, orientata sulla traduzione di opere straniere, anche perché più “spinte”, e quindi garanzia di vendite e di fatturato. In quegli anni si accentua il fenomeno dell’”esterite” (non ancora cessato), che mortifica i talenti italiani a favore degli autori stranieri.

 

Quali caratteri salienti hai riscontrato nella più recente produzione editoriale per l’età evolutiva?

Le già richiamate omogeneizzazione, ibridazione, serialità e crossmedialità, e un’editoria fortemente condizionata da logiche commerciali. Tuttavia non mi sento di associarmi al giudizio severamente critico di vari studiosi sulla nuova scrittura per ragazzi. Accanto a testi mediocri e dozzinali, stancamente ripetitivi, o che inseguono fenomeni di moda, e ad alcuni libri “a tesi”, dalle troppo scoperte finalità educative, come vari racconti e romanzi su temi di scottante attualità quali intercultura, mafia, sfruttamento minorile, bullismo…, esistono testi narrativi originali per stile e contenuti, artisticamente illustrati, capaci di donare intense emozioni e contestualmente di conciliare il piacere del testo e il gusto per l’avventura del leggere con più ampie finalità informative e formative, e quindi di orientare assiologicamente il giovane lettore, secondo l’ideale deweyano della formazione dell’uomo e del cittadino in una società democratica in evoluzione.

 

(Intervista apparsa su “Pepeverde” n. 7/2020).

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