Il western della “Canzone di cavaliere” di Federico Garcìa Lorca

di Italo Spada

 

Basta concentrarsi un po’ per sentirla veramente la musica western che fa da colonna sonora a “Canzone di cavaliere” di Federico Garcìa Lorca.

La sequenza è di quelle che affascinano di più, secondaria per ordine di importanza solo all’immancabile duello finale tra il buono e il cattivo. Collochiamola all’inizio del film, in quei cinque minuti di ambientazione  durante i quali non sappiamo ancora nulla della vicenda, ma che immaginiamo piena di colpi di scena, di pallottole fischianti, di saloon distrutti, di cavalcate in immense praterie. Abbiamo pagato il biglietto, ci siamo accomodati in poltrona, abbiamo voglia di evasione. Che il mondo reale resti fuori per due ore!

Ecco: si spengono le luci della sala e sullo schermo appaiono le prime immagini.

Una città – lontana e isolata – è inquadrata in campo lunghissimo. È Cordova, nella Spagna andalusa. Il vecchio quartiere ebraico e la grande moschea Mezquita hanno ben poco da spartire con la polvere di O.K. Corral[1] e il  Rio Guadalquivir non somiglia affatto a Rio Bravo[2]; ma, non stiamo a sottilizzare: anche Cinecittà era lontanissima dal West. È risaputo, tra l’altro, che due città del selvaggio West si trovano non molto lontane da Cordova, esattamente sulla strada N340, a ovest di Tabernas, dove i turisti possono visitare l’unico deserto d’Europa. Una fortezza moresca domina l’arido paesaggio, costellato di cactus, colline erose e letti di fiume in secca; insomma, il set ideale per un western.[3]

Bene: è a questa Cordova che ha sapore di west che si sta avvicinando un cavaliere solitario. Il sole è già tramontato e all’orizzonte si staglia una grande luna.

Lo vediamo di spalle sulla sua cavalla nera, con il largo cappello in testa, l’incedere lento, il poncho. Non si vede, invece, la pistola che di certo ha nella fondina; nella bisaccia che pende da un fianco della cavalla c’è il minimo indispensabile per sopravvivere: una borraccia d’acqua, un tozzo di pane, olive nere. A che gli servirebbe avere di più? Sa che qualcuno lo sta osservando a distanza dalle torri di Cordova e lo tiene sotto tiro. Probabilmente, per lui, non ci sarà nessun mezzogiorno di fuoco: è wanted e lo vogliono vivo o preferibilmente morto; per un pugno di dollari, qualcuno gli ha già preparato la bara. Nel sentiero solitario, con il vento selvaggio che lo spinge verso il suo destino, mentre le ombre rosse della sera si sono colorate di morte, a poco gli varrebbe tenere giù la testa. Fra qualche attimo sentirà la detonazione di un fucile e il ghigno del cattivo: “quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, quello con la pistola è un uomo morto”.

A meno che una corazza  di ferro sotto il poncho non lo renda invulnerabile agli occhi esterrefatti dei cecchini; allora sì che alla canzone di morte che troppo presto i suoi nemici hanno intonato per lui farà eco la sinfonia della sua colt.

 

Canzone di cavaliere

 

 

Cordova.

Lontana e sola.

 

Cavallina nera, grande luna,

e olive nella mia bisaccia.

Pur conoscendo le strade

mai più arriverò a Cordova.

 

Nel piano, nel vento

cavallina nera, luna rossa.

La morte mi sta guardando

dalle torri di Cordova.

 

Ahi, che strada lunga!

Ahi, la mia brava cavalla!

Ahi, che la morte mi attende

prima di giungere a Cordova!

 

Cordova,

lontana e sola.

 
 

Campo lunghissimo

 

 

Primo piano

Particolare

Soggettiva

 

 

Campo lungo

 

Soggettiva

 

 

 

 

 
[1] In italiano: “Sfida all’O.K. Corral”, Regia di John Sturges, USA 1957, col., 122’

[2] In italiano: “Un dollaro d’onore”, Regia di Howard Hawks, USA 1959, col., 151’

[3] Negli anni ’60 e ’70, i bassi costi e la presenza di un sole costante fecero di Almerìa, a pochi chilometri da Tabernas, la scenografia naturale per gli spaghetti western. I “poblados del oeste”, dopo la realizzazione di “Per un pugno di dollari” e altri film di Sergio Leone, sono diventati “Mini-Hollywood” e “Texas Hollywood”. Ancora oggi, ad Almerìa, si girano spot e serial televisivi del genere western.

 

Foto: Andalusia, deserto di Tabernas

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