Pico, Circe, i mostri di Bomarzo e altri esseri fantastici del Lazio di Giovanni Nucci, Ill. A. Calisi, Telos edizioni, 2021

di Cosimo Rodia

 

La paura è un sentimento primordiale dell’uomo e funziona come autoprotezione, utile, poiché ci mette in allarme di fronte a situazioni potenzialmente minacciose e aiuta ad attivare risposte di attacco o di fuga, risultando così fondamentale nella crescita umana. Essendo, allora, un sentimento naturale, la paura non va eliminata e i piccoli devono padroneggiarla, perché essa dona la vita e plasma il coraggio.

Nel bambino che non ha ancora una personalità strutturata, la ‘non presenza’ si popola di fantasmi e di mostri che procurano paura, appunto, il cui spavento, però, funziona come quella febbre che fa diventare grandi; nel senso che il piccolo compie esperienze, attraverso cui impara a padroneggiare meglio le situazioni interiori, per raggiungere stati superiori di organizzazione della personalità.

Ebbene, in maniera scanzonata, con una scrittura di qualità e con leggerezza rara, l’albo “PICO, CIRCE, I MOSTRI DI BOMARZO” di Giovanni Nucci, ed illustrato da Andrea Calise, assolve proprio al compito di prendere per mano il piccolo lettore nel difficile e periglioso processo di crescita.

È un libro inserito nell’affascinante collana “147 Mostro che parla – 7 mostri per 21 regioni italiane”, ideata da Teresa Porcella: ovvero, un volume per ogni regione con sette storie di paura che affondano le radici per lo più nella tradizione orale.

Così Giovanni Nucci, recuperando storie laziali di paura, tratteggia la maga Circe, tra arti antiche e attività moderne: nel periodo estivo la bellissima megera gestisce un chiosco con bevande insuperabili e trasforma in animali gli uomini che, spaventati dalla sua bellezza, la trattano male; i poteri di Circe sono neutralizzati solo dall’amore; un bellissimo messaggio meta testuale sugli atteggiamenti umani di fronte ad una donna bella e intelligente. Poi i mostri di Bomarzo sono quelli degli incubi notturni che accompagnano i bambini; Pico e Canente è una storia di un bambino che vede gli adolescenti come ‘grandi’ ed esemplari, quando, poi, scompaiono dal suo radar, giustifica l’assenza in modo fantastico. Il serpente di Gaeta affronta alcune prescrizioni degli adulti, per frenare le esuberanze dei bambini; Beatrice Cenci, invece, è il fantasma di una ragazza che mette in riga il bullo di turno; nel racconto “Mosè”, troviamo un bambino speciale che riesce a sentire le parole della celeberrima scultura di Michelangelo; Pasquino, infine, è un racconto ironico che insegna come le buone maniere valgano anche per gli adulti.

Un cartonato formidabile, con un illustratore sui generis, a metà strada tra l’illustratore, il pittore, il grafico. Un libro utile per gestire con leggerezza i tanti sentimenti che un bambino deve padroneggiare nel mentre cresce, e grazie all’ottima penna e ai quadretti cristallizzati, il bambino compie le prime esperienze riguardo alla paura, alla bellezza, alla giustizia.

 

 

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