Rapito

Regia: Marco Bellocchio

Con: P. Pierobon, F. Russo Alesi, B. Ronchi, E. Sala, L. Maltese, F. Timi, F. Gifuni

Italia, 2023. Durata: 134’

 

di Italo Spada

 

Un suggerimento. I pugni lasciamoli lì dove ce li fece tenere Marco Bellocchio nel 1965 con il suo film di esordio: in tasca. Vedendo Rapito, infatti, la tentazione di picchiare qualcuno è forte e giustificata, non tenendo conto che stiamo seguendo una vicenda di 165 anni fa, quando esistevano lo Stato Pontificio, il Papa Re, l’Inquisizione. Per la Chiesa diciannove secoli di storia non erano stati sufficienti a cancellare la condanna dei “perfidi” ebrei, eredi di chi aveva incitato Pilato a crocifiggere Gesù. Non essendo battezzati, avrebbero trovata aperta nell’aldilà solo la porta  del Limbo; pertanto era atto meritorio, se  non dovere di buon cristiano, somministrare il sacramento ai neonati anche in segreto e contro la volontà dei genitori.

È quello che fa Anna, la domestica della famiglia ebrea dei Mortara, quando crede che il piccolo Edgardo, di appena sei mesi, sta per esalare l’ultimo respiro. Ignoranza, superstizione, affetto, pietà, calcolo? A distanza di anni, verrà giudicata “non colpevole”, perché “ha solo ubbidito a un ordine”; e “non colpevole” e con la stessa motivazione sarà giudicato anche l’inquisitore che organizzò e dispose il rapimento del bambino. Come dire che in una storia impregnata di antisemitismo non c’è nessun responsabile, grosso modo come avverrà anni dopo – corsi e ricorsi storici, o solo innata cattiveria dei potenti? – con l’Olocausto.

Questo l’intreccio narrativo.

Bologna, 1858. Edgardo Mortara, un bambino ebreo di sette anni, viene sottratto alla sua famiglia e consegnato alle cure materiali e spirituali dello Stato Pontificio. La spiegazione ufficiale fa riferimento al battesimo che l’ha reso figlio di Dio. Pertanto è il caso di sradicarlo dalla famiglia di origine per impartirgli un’educazione cattolica; solo così potrà essere liberato “dalle superstizioni di cui sono imbevuti gli ebrei”. Un fulmine a ciel sereno per i genitori (Momolo e Marianna) che si oppongono con tutte le loro forze, chiedono l’appoggio della comunità ebraica, finiscono con il sollevare un caso internazionale. Tentativi inutili che si infrangono sul testardo “non possumus” di Papa Pio IX. È così che il piccolo Edgardo lascia Bologna e trascorre infanzia e adolescenza a Roma, sotto gli occhi vigili di preti, suore, cardinali, Papa. Formule imparate a memoria, preghiere in latino, penitenze, umiliazioni, studi; un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro, il “marmo rozzo”, nonostante qualche tentativo di inutile e soffocata ribellione, viene modellato. Per lui ci saranno altri fratelli e sorelle, altri genitori; non è un castigo traslocare dalla famiglia Mortara a quella della Santa Madre Chiesa, ma una benedizione del cielo.

Ispirato a Il caso Mortara di Daniele Scalise, questo super premiato film di Bellocchio (David di Donatello, Nastri d’Argento, Globo d’Oro…) si presta a più letture. Gli storici analizzeranno di certo i complessi rapporti tra Stato e Chiesa prima della breccia di Porta Pia, i sociologi la virulenza dell’antisemitismo, gli psicologi i traumi provocati dal distacco violento e le conseguenze dell’infanzia negata, i cinefili la bravura degli interpreti e l’eloquenza delle inquadrature e del montaggio…

Sorvoliamo sulle sensazioni personali degli spettatori e focalizziamo l’attenzione su ciò che di certo accomuna: la rabbia.

Impossibile vedere questo film e non sentire crescere dentro una tensione che si trasforma in dispiacere, rancore, ira. Ci chiediamo: «Ma come si può avere la coscienza tranquilla dopo tanta cattiveria?» I  bimbi “rapiti”, ieri come oggi, sono considerati merce di scambio, di ricatto, di vendetta; spesso le loro vicende diventano impenetrabili misteri che si protraggono per anni senza soluzione e solo chi non ha un cuore può rimanere indifferente. E ancora: «Come si possono conciliare credenze e fedi – monoteiste e/o politeiste che siano – con la violenza sui bambini? Siamo sicuri che dietro quel “Dio lo vuole” non ci sia stato sempre l’ottusità di chi ha smarrito la ragione? Non è stato Gesù a dire di non scandalizzare i piccoli?»

In tre occasioni – sotto la gonna della madre quando vengono a cercarlo le forze dell’ordine, sotto il manto del Papa quando gioca a nascondino, sotto il lenzuolo del letto quando vorrebbe che tutto si trasformasse in sogno – Edgardo cerca di sparire. Non apre bocca, ma si urla anche con gli occhi. E il suo sguardo dice: “Non voglio lasciare la mia casa”, “Ma è un gioco? Ditemi che è un gioco!”, “No, non è questo il mondo in cui voglio vivere”.

Domande senza risposte; inutili tentativi di capire il comportamento dei grandi. A poco gli servirà sognare di scrollarsi di dosso l’accusa infamante di ebreo deicida quando, arrampicandosi sull’altare, toglie i chiodi a Gesù crocifisso. Quel «Dov’è finito Edgardo?» lo torturerà fino alla fine dei suoi giorni. E torturerà anche noi che, impotenti, siamo costretti ad assistere all’Odissea di un bambino.

Qualcuno, probabilmente influenzato da altri due film di Bellocchio (Buongiorno notte ed Esterno notte) ha cercato di accostare “Rapito” al caso Moro: lì le Brigate Rosse, qui il Papa Re.

Lettura comprensibile, ovviamente con le dovute modifiche. Politica e Religione, Stato e Chiesa, Pubblico e Privato devono fare i conti con la sofferenza che non si limita a torturare solo il  protagonista. Con Edgardo, come con Aldo Moro, c’è un’opinione pubblica sconvolta, una comunità sofferente, un’intera famiglia smembrata; con Edgardo c’è un padre che recita il mea culpa a suon di pugni in testa per non averlo saputo proteggere e, soprattutto, c’è una Mater Dolorosa costretta a seguire impotente la Via Crucis del figlio.

Viene da pensare che se ci fosse stata anche lei al funerale di Pio IX non si sarebbe limitata a tenere i pugni in tasca. L’avremmo vista di certo in mezzo alla massa furente, decisa a scaraventare la salma del pontefice nel Tevere.

Non è successo perché il film si basa su radici e testimonianze storiche. Ma, se fosse successo, quanti le avrebbero dato torto?

 

 

 

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