Certi sconfinamenti di Louise Kennedy, Bollati Boringhieri, 2022

di Fulvia Degl’Innocenti

 

Il conflitto civile nordirlandese ha ispirato canzoni e film (l’ultimo il bellissimo Belfast di Kenneth Branagh), forse meno romanzi rimasti memorabili. Se la fase più violenta del conflitto (iniziato alla fine degli anni sessanta e che ha causato 3500 vittime) è terminata da molti anni, permangono ancora le tensioni tra cattolici e protestanti.

Il romanzo di esordio di Louise Kennedy si svolge nel 1975, quando le tensioni, l’intolleranza tra le due comunità, gli attentati (il tutto definito Troubles) condizionavano la vita quotidiana degli abitanti dell’Irlanda del Nord, soprattutto delle città, come Belfast, in cui è ambientata la storia. La protagonista Cushla Lavery, una ragazza di 24 anni, cattolica, che fa la maestra alla scuola elementare e lavora anche nel pub del fratello. Dopo la morte del padre è lei che deve occuparsi della madre Gloria con cui vive, una donna incline all’alcol, fino a volte a stordirsi. È proprio nel pub che conosce Michael, un avvocato progressista protestante molto più grande di lei, sposato con una donna malata di depressione. L’attrazione tra i due è immediata, e lascia in secondo piano le differenze di religione, di età, di formazione culturale. Cushla nasconde a tutti la relazione, e trascorre le giornate attendendo con ansia che l’uomo si faccia vivo per regalarsi dei momenti tutti loro fatti sensualità, tenerezza e dialogo. Ha anche un’altra preoccupazione: la sorte di uno dei suoi alunni, emarginato da tutti perché figlio di una coppia mista bersaglio dell’odio dei vicini. Quando il padre, che aveva appena trovato un lavoro, viene aggradito selvaggiamente, Cushla moltiplicherà i suoi sforzi per aiutare la famiglia, mettendosi però in una situazione scomoda. È quasi impossibile in un clima di tensione, sospetto, rivendicazioni riuscire a fare la scelta giusta senza finire tra le grinfie della polizia o anche solo emarginata.

Una storia esemplare che apre uno squarcio su che cosa doveva essere vivere in quel clima, tra attentati, bombe, posti di blocco, perquisizioni, dove risultava impossibile essere semplicemente buoni e giusti.

Una narrazione dolente, perché ogni momento di felicità può tramutarsi, come in effetti accade, in tragedia.  Miglior esordio dell’anno 2022 per l’«Observer»,

 

(Già pubblicato su FC 32/2022)

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