Il mare si era spinto di Salvatore Toma

 

Il mare si era spinto in collina

un vento luminoso di bufera

irradiava il porticciolo

la nostra infernale passeggiata

a un passo dal cielo.

Come potevamo scordare

se non in un tuffo selvaggio

la crudele macelleria sul marciapiede

le parti squartate dei vitelli

appesi ad un gancio

le teste scarnificate

con gli occhi insanguinati

le viscere gettate lì per terra

come volantini?

ci angosciava la polvere nel sangue

la cicca spenta nella gola

ancora accesa

di una vacca appena uccisa.

il cielo ottenebrato

ci radiava una parte di noi stessi

umana per eccesso

ci ubriacava ci stordiva

non poco ci obbligava a reagire.

Ma tua madre era lì

volgare vestita in nero

inchiodata all’orizzonte con lo sguardo

che castigava il nostro istinto di fuga

il nostro redimerci

la nostra voglia in fondo

di sopravvivere.

(da Forse ci siamo, 1983).

 

Come ho scritto altrove (Cosimo Rodia, Salvatore Toma: Una lettura, in “La Vallisa”, n. 123, 2024, pp. 12-19), nel poeta magliese vi è una corrispondenza tra il tessuto immaginativo e il tessuto fonico; hanno riconosciuto nei suoi versi, forse con entusiasmo, «una purezza universale da salvare dagli attacchi devastatori di una società sempre più antiumana» (cfr. D. Valli, Prefazione a “Ancora un anno”); ad ogni modo, il dettato dell’autore è contro la civiltà arcaica, rappresentata allegoricamente dalla figura della madre, «dall’espressività molto marcata […] che ha reso la poesia molto diversificata e, in un certo senso, l’ha dotata di mezzi tecnici semplici ma estremamente versatili» (Simone Giorgino, Fortuna critica di Salvatore Toma, in Luciano Pagano, a cura di, Salvatore Toma. Poesie (1970-1983), Musicaos, Neviano, 2020, p. 385). Cattura la voce di un uomo disperato, precario, che di fronte alla macellazione e a un mondo retrivo, consideri ineluttabile la fuga, per liberarsi dei vestiti considerati stretti; ma chi fugge dovrebbe sapere che in nessun luogo vi è la certezza della felicità, se essa non alberga già nel cuore.

 

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