Poesia educazione creatività

di Cosimo Rodia

 

I

La poesia concorre, come le altre discipline, ad educare la persona. Il momento lirico ha come peculiarità la compresenza di razionalità e fantasia, di ragione e cuore, di conscio ed inconscio; tale compresenza permette alla poesia di spaziare da aspetti emotivi ed interiori a fatti concreti e misurabili; il punto di raccordo è la parola nella sua capacità di rappresentazione multipla di bello-utile-reale.

«L’incontro con una grande opera d’arte è stato sempre, direi, un colloquio fruttifero, un domandare ed un rispondere, od un essere interrogato ed un dover rispondere – un vero dialogo, da cui qualcosa è venuto fuori, e resta»[1].

Se si ammette che la poesia rappresenti sia noi stessi, sia ciò che ci circonda, allora si potrà concludere che con la poesia ognuno di noi può erigere ponti per le relazioni umane. «Le emozioni estetiche finiscono per divenire componenti del comportamento dell’individuo e un genere o l’altro di lettura può senza dubbio influire su alcune caratteristiche della personalità; perché se è vero che la lettura non provoca immediatamente l’azione, accumulandosi provoca un costituirsi di inclinazioni, di stati d’animo, di atteggiamenti nei confronti della realtà»[2].

Sono le emozioni a nutrire la poesia e sta al poeta renderle traducibili in parole. Allora la frequentazione della poesia può permettere di padroneggiare questo mare sommerso di suggestioni, per volgerlo a conoscenza e a coscienza di sé.

Importante per la poesia è stata la valorizzazione della creatività non solo in funzione ludica, ma anche in funzione della crescita intellettiva, compiuta dalla pedagogia personalista. La creatività è capace di riscrivere un vissuto, di progettare soluzioni nuove oltrepassando il già dato (o il presente dato).

Acone[3] è ancora più chiaro: l’educazione alla creatività può affrancare l’uomo massificato e conformista. Dunque, la creatività diventa un baluardo pedagogico con cui fronteggiare la destrutturazione axiologica del nichilismo, dando alla persona una possibilità, attraverso l’esercizio creativo, di guardare la realtà, saperla analizzare e comporre, grazie allo sviluppo del proprio pensiero divergente.

Anche Maritain[4] valorizza la poesia; per il filosofo francese, contrariamente all’homo tecnologicus, il poeta è capace di conservare un quoziente di spiritualità che discende nell’opera d’arte e si fa dono per l’umanità. La poesia, allora, è la manifestazione della vita inconscia intelligibile, un ambito di potenzialità inespresse, sollecitate dall’intuizione poetica o dalle emozioni originate dalla fruizione di un’opera d’arte. Una intelligenza non-razionale ha la capacità di cogliere degli aspetti nascosti delle persone. E questo disvelamento è possibile sia per il poeta sia per il fruitore della poesia.

A questo punto si carica di responsabilità e di fine educativo il poeta che sa discernere tra le cose effimere e gli aspetti propriamente umani, valorizzando la persona con il suo carico di intelligenza, volontà, intenzionalità, energia[5].

Per la Bisutti[6] la poesia è l’ambito dell’espressione della libertà, in cui ci si coglie unici ed irripetibili (e il rispetto dell’unicità è la condizione per una reale uguaglianza tra gli uomini); ma è l’ambito che ci permette anche di predisporsi alla meditazione personale, al silenzio, alla lentezza, perché la poesia «sorge dal raccoglimento nel silenzio, in quel particolare silenzio che, avendo raggiunto un alto grado di profondità e di purezza, si spoglia di forme e di parole»[7].

Lo sviluppo della persona avviene attraverso un processo multiforme che interessa la sfera logico-razionale e la dimensione creativo-fantastica.

Sfera logica e sfera magico-fantastica sono due forme di pensiero, due forme di conoscenza compresenti ed interagenti nella persona, e lo sviluppo dell’una può essere stimolo allo sviluppo dell’altra.

Le teorie sulle intelligenze multiple di Gardner[8] e quelle sull’intelligenza emotiva di Goleman[9], confermano le più facce del pensiero di cui tener conto nella promozione dello sviluppo del soggetto in formazione.

La poesia può giocare un ruolo importante nella formazione perché stimola la sfera magica e la parola poetica può entrare in questa realtà padroneggiando un nuovo mondo di significati e in un certo senso superare, come dice Santagostini[10], il linguaggio comune.

Scrive D’Aniello che la metafora «assurge a strumento di educazione nel momento in cui si dispone quale mezzo di conoscenza del reale alternativo alla conoscenza di tipo logico»[11].

Di fronte ad una società sempre più eteronoma, dalle sollecitazioni spersonalizzate, la poesia cura la sfera intima fatta di emozioni, vibrazioni dell’animo, finanche di tensione religiosa.

 

II

La poesia come il racconto è parte costitutiva dell’uomo, ed è come un angolo riservato in cui coltivare il sentimento, meditare sul mondo circostante, sul ruolo individuale da giocare in esso.

Ciò premesso, è bene che anche il bambino sia accompagnato nella sua crescita da questo genere; infatti, egli sin dalla tenerissima età è ricettivo al ritmo e alle ninne-nanne, alle filastrocche di cui la tradizione popolare è piena. Il bambino sintonizzandosi col ritmo delle ninne-nanne è come se riascoltasse il battito del cuore nel grembo materno. In particolare, ai bambini è bene offrire versi carichi di sonorità, di ritmo e melodia più che parole agganciate a contenuti concreti. Solo man mano che i bambini crescono, i testi potranno arricchirsi di parole, contenuti, sentimenti…

Non c’è posto, dunque, per la poesia didascalica; fino alla rivoluzione rodariana, la poesia per l’infanzia è stata generalmente seriosa, da “parrucconi” stantii; mancava la leggerezza del gioco e la capacità volatile della parola; dopo Rodari le cose sono cambiate.

Com’è cambiata la programmazione dell’educazione all’ascolto, che inizia dalla culla, anzi, per il progetto “Nati per leggere” dal grembo materno. L’educazione all’ascolto punta sugli effetti sonori, sul ritmo, sul gioco fonico come hanno iniziato a fare gli inglesi, in particolare Lear, o come brillantemente è stato fatto in Italia con Rodari, Scialoja, Munari (che tratteremo nel terzo capitolo).

Superata la finalità precettistica, la poesia si carica di polisemia, lanciando attraverso autori poliedrici messaggi diversi. Leggiamo, come esempio, Alla formica di Rodari, in cui anziché parteggiare per la tradizionale laboriosità della formica, l’Autore propende per la cicala:

Chiedo scusa alla favola antica,

se non mi piace l’avara formica.

Io sto dalla parte della cicala

che il più bel canto non vende, regala[12] .

Il fine rodariano tende evidentemente a capovolgere i messaggi tradizionali, attraverso una sorta di trasmutazione di valori. La produzione poetica, dunque, si arricchisce di nuovi significati tanto che ognuno può andare alla ricerca di uno che ne confermi la lettura; si può dire che la poesia si rende disponibile e aperta a nuovi orizzonti.

Anche l’approccio alla scrittura poetica nella prospettiva rodariana e post rodariana gioca un ruolo pedagogico importante. Scrivere poesia significa tendere l’orecchio al mondo con maggiore sensibilità e profondità…

I bambini percepiscono la fisicità delle parole, ha scritto la Bisutti, le colgono soffici, rotonde, spigolose… finanche con odore e sapore.

Nella scuola materna, in cui i bambini mancano ancora delle abilità di scrittura e lettura, la strada è tutta da inventare, ma non per questo si rimane irretiti; per Carl Rogers, causa di molte devianze e psicosi è l’impossibilità di esprimersi o di realizzare le infinite possibilità che ciascuno ha dentro di sé; e la poesia può assolvere a questo compito maieutico per via della sua capacità di educare all’autenticità, a padroneggiare le emozioni, a riconoscere se stessi e il prossimo.

Un bambino che utilizza la poesia fin dalla scuola dell’infanzia sarà un soggetto ammaestrato ad ascoltare e a vedere con occhi diversi.

Le esperienze effettuate insegnano che la poesia-gioco dovrebbe giungere nelle orecchie dei bambini in ogni momento della giornata, anche improvvisando parole comuni (svincolate da preoccupazioni di significato), capaci di far nascere altri suoni e altre parole intorno a sé.

Rita Valentino Merletti[13] rileva infatti che le ninne nanne, le tiritere, le conte, le filastrocche hanno a che fare con la poesia, non solo per la presenza delle rime, ma principalmente, per la volontà di una comunicazione totale, per l’urgenza e l’immediatezza con cui si realizza l’atto comunicativo.

Mario Luzi è convinto che la poesia si debba insegnare e non per far diventare tutti poeti, ma per accrescere le sensibilità individuali.

C’è chi ha scritto che la poesia salva la vita[14], nel senso che esalta un punto di riferimento alto che è in ciascuno di noi e ci pone in comunicazione con una energia creativa che ci sorpassa, ci salva dalla disgregazione provocata dalla nostra civiltà (in cui il corpo è sempre più mistificato e la mente sempre più mortificata), riafferma l’essere umano come totalità, colmando i guasti che il mondo telegenico opera.

Il successo dei laboratori di scrittura poetica testimonia un altro aspetto: il linguaggio lirico non è distante dai gusti e dalla comprensione dei bambini e dei ragazzi; in tali laboratori il beneficio non è solo quello di acquisire e padroneggiare il linguaggio, di renderlo più vario, ma di leggere e manifestare sfaccettature diverse del mondo.

Sono percorsi che desacralizzano la poesia e depotenziano la paura di considerarla depositaria di una sapienza irraggiungibile. Il modo ludico di approcciarla accorda una serenità tale da sviluppare sogni e immaginazione.

Gli antenati preistorici, per comunicare hanno prima imparato a disegnare le pareti delle caverne, hanno imparato a mettere in fila suoni e battiti per comunicare paure, vittorie, drammi, avventure…, infine, è arrivato Omero che ha dato ordine al racconto, dimostrando come le parole possano renderlo comprensibile, avvincente, memorabile: il poeta greco lo ha fatto principalmente imbrigliando le parole in una struttura ritmica, in versi per l’appunto, facendole fruire con facilità e naturalezza e lasciandole impresse nell’ascoltatore. Un piccolo esempio della presenza viva della poesia nella storia dell’uomo.

 

[1] H. G. GADAMER, Persuasività della letteratura, tr. it, Transeuropa, Ancona 1988, p. 63.

[2] D. GIANCANE, Il bosco delle parole: per una didattica della poesia, Schena editore, 1985, p. 12.

[3] Cfr. G. ACONE, Declino dell’educazione e tramonto dell’epoca, La Scuola, Brescia 1994.

[4] Cfr. J. MARITAIN, Situazione della poesia, tr. it, Morcelliana, Brescia 1979, pp. 83-84.

[5] Cfr. B. ROSSI, Conoscenza estetica e neoumanesimo, in “Prospettiva EP”, n. 3, Maggio-Giugno 1987, p. 19.

[6] Cfr. D. BISUTTI, La poesia salva la vita, Mondatori, Milano 1992, p. 71.

[7] J. MARITAIN, Della poesia come esperienza spirituale, in “Poesia”, Quaderni internazionale, n. 2, Giugno, Roma 1945, p. 318.

[8] Cfr. H. GARDNER, Formae mentis: saggio sulla pluralità dell’intelligenza, tr. it., Feltrinelli, Milano 1997.

[9] Cfr. D. GOLEMAN, Intelligenza emotiva, tr. it., Rizzoli, Milano 1997.

[10] Cfr. M. SANTAGOSTINI, Il manuale del poeta, Mondadori, Milano 1998, p. 159.

[11] Cfr. F. D’ANIELLO, Per educare alla poesia, Pellegrini, Cosenza 2004, p. 104.

[12] G. RODARI, Alla formica, in Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino 1962.

[13] Cfr. R. VALENTINO MERLETTI, Leggere ad alta voce, Mondadori, Milano 1996.

[14] Cfr. D. BISUTTI, La poesia salva la vita, Mondadori, Milano 1992.

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