Nel cavo della mano di Pierfranco Bruni

 

nel cavo della mano

porto tracce di sabbia

e umidi ricordi

 

tu conosci

il vento che tira

dalle mie parti

 

lo scirocco della notte

diventa impenetrabile

e gli occhi

precipitano nel sonno

 

non so più dimenticare

l’alito di paese

e l’urlo delle civette

che diventa cupo

racchiuso

fra una torre e l’altra

del castello

 

ascolto ancora

fra i rigagnoli del buio l’ansia

di vicoli abbandonati

(da Via Carmelitani, Cressani, Ta, 1990)

 

Il paese come appartenenza, col suo vento di scirocco e vicoli abbandonati è nella memoria, alla portata del cavo della mano. Nella mente del poeta scorre il paesaggio di San Lorenzo del Vallo, il paese della sua infanzia, tra nostalgia e accettazione di una realtà in abbandono, si dipana una nenia musicale, carica di figurazione e di ritmo per l’uso della positura personale dei versi. Ricordi che mostrano un deficit tra il passato e il presente, in cui la terra dell’infanzia è il richiamo alle radici di sangue, alla propria identità consumata dal tempo (e forse anche dalla distanza).

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