Divergente di Victoria Grondin, uovonero, 2023

Redazione

 

Victoria Grondin immagina un mondo rovesciato, dove nascere autistici è la norma mentre i neurotipici sono considerati disabili.

Un romanzo distopico che interroga il lettore sul concetto di “normalità” e di esclusione, sul desiderio, profondamente umano, di essere compresi, di essere amati.

Guillaume è il protagonista, il paziente 009, il caso da studiare, l’estraneo, il complicato, il non omologato.

È un continuo corto circuito cognitivo quello che avviene durante la lettura di Divergente: c’è una società perfettamente organizzata e capace di rispondere alle esigenze della popolazione nata con i disturbi dello spettro autistico. E c’è Guillaume, che quelle caratteristiche non le ha, che sa di essere un peso e di tirarsi addosso gli sguardi di riprovazione, che soffre il pregiudizio, presente negli occhi e nelle parole di tutti, a partire dai suoi stessi genitori.

Il corso della sua esistenza cambia quando conosce Grace, una ragazza amante del jazz che ha molto in comune con lui, di cui si innamora perdutamente. Finalmente può specchiarsi in qualcuno che è come lui. Che vibra come lui. Almeno apparentemente.

Un romanzo narrato in prima persona, sperimentale, che si dipana in un dialogo ininterrotto tra il dentro e il fuori, tra l’io e l’altro, con alcuni colpi di scena e un finale che evidenziano il senso di straniamento, compagno fedele di tutta la lettura. Una storia in cui l’autismo è descritto in un modo nuovo, positivo e incoraggiante, e dove vengono attraversati anche altri temi, il primo amore, il tradimento, l’incontro con la musica jazz, perfetta metafora della libertà del sentire, della creatività, dell’improvvisazione.

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