Giornalista e scrittore è morto all’età di 84 anni nella sua casa di Desenzano del Garda

ADDIO VITTORIO MESSORI: LA TRADIZIONE OLTRE LA RAGIONE

di Pierfranco Bruni 

 

DESENZANO DEL GARDA (Brescia) – La Tradizione come Fede oltre la Ragione. Se dovessi dirlo in un rigo soltanto userei questa sottolineatura breve. Nei nostri incontri non c’era una discussione sulla religiosità. Bensì sulla fede. Assoluta in Cristo.

Nato il 16 aprile 1941 a Sassuolo, morto ieri, 3 aprile, alle 21.45 nella sua casa di Desenzano del Garda, Vittorio Messori è stato un giornalista professionista iscritto all’Ordine della Lombardia dal 27 aprile 1970 e scrittore italiano. Laureato in Scien­ze Politiche, ha lavorato nei quotidiani La Stampa e Avvenire, nel settimanale Famiglia Cristiana ed è stato firma di punta del Corriere della Sera. Considerato uno dei principali autori cattolici italiani che ha legato la sua opera e la sua esperienza alla cristianità.
La sua opera, infatti, si caratterizza per una difesa argomentata della fede di fronte alle correnti secolarizzanti e alle derive interne che mettevano in discussione la tradizione. Sempre difesa. Nel solco di una eredità testamentaria e biblica.
Messori ha sempre cercato di comprendere il senso della vita e della fede, e ha trovato la risposta nella Chiesa cattolica. In quella Chiesa però preconciliare letta e compresa da una straordinaria poetessa, Cristina Campo.

In Ipotesi su Gesù scrive: «La fede non è un salto nel buio, ma un atto di ragione che si apre alla trascendenza». La trascendenza come fede assoluta. Fede oltre la Ragione. Non può esserci ragione nella fede come tradizione e assoluto. Qui si innerva la sua critica al secolarismo.
Infatti, Messori ha sempre criticato il secolarismo e la sua incapacità di comprendere la dimensione spirituale dell’uomo. Nel suo Scommessa sulla morte sottolinea: «Il secolarismo è una forma di fondamentalismo che esclude la trascendenza e la fede».
Questa critica è fondamentale per capire la sua visione della società moderna e della sua incapacità di comprendere la fede. Il moderno è la fine della contemplazione orante che ha sempre puntato a difendere la Tradizione. Appunto. Messori, ripeto, ha sempre difeso la tradizione cattolico – cristiana e la sua importanza per la comprensione della fede. Con Rapporto sulla fede ha fortemente sostenuto che: «La tradizione è la vita della Chiesa, e la Chiesa è la custode della tradizione». Un messaggio che nasce dalla sua frequentazione con Ratzinger. Ma questo è il percorso che nasce in chi ha vissuto e attraversato la conversione.

La conversione di Messori al cattolicesimo avvenne nel 1964. La lettura dei Vangeli lo portò a scoprire la verità della fede cristiana in senso assoluto. È il suo Varcare la soglia della speranza con Giovanni Paolo II nel quale afferma che «La conversione è un atto di libertà che si apre alla grazia». Libertà e Grazia.
Un cammino paolino. Ancora una volta oltre la Ragione. Direbbe Kierkegaard che dove c’è la ragione non c’è la fede.

Lo dice con una scrittura caratterizzata da una grande chiarezza e profondità. Il tutto legato a una profonda conoscenza della teologia e della storia della Chiesa dei Padri. La scrittura di Messori, comunque, è un esempio di come la fede e la ragione possano chiaramente dialogare in modo profondo e autentico. Ma tra i due mondi c’è un abisso profondo. In altri termini non si può affrontare la fede con ragione. Opposti che non si attraggono ma dialogando si allontanano sempre di più.
La luce e le tenebre, uno dei suoi ultimi riferimenti, è uno articolato e complesso dialogare con se stessi lungo un cammino in cui l’uomo si pone alla ricerca di Dio. Il tempo della misericordia diventa lo spazio della coscienza. Il buio che attraversiamo è l’attesa della Luce. Un viaggio esemplare per le disperazioni che attanagliano la modernità lacerante.

Ha scritto libri su Gesù, su Maria, sul mondo della ortodossia, sulla morte, sulla Croce. Alla fine, rimane non una soluzione ma una verità. Ovvero siamo sempre «Sulle tracce di un Dio che si nasconde». Lo troveremo? Soltanto trovando noi stessi? L’interrogativo resta fino in fondo ma Cristo non è fede e tanto meno intrecci nella ragione ma semplicemente Verità. Vittorio Messori ha saputo raccontare e raccontarci ponendo al centro le Ipotesi.

(Articolo già apparso sulla testata “Giornalisti Italia”, il 4 aprile, 2026)

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